Eugenio Benetazzo
Sono anni che mi diverto a postare sulla mia fanpage di Facebook le foto che di volta in volta ho occasione di fare in compagnia del tal personaggio famoso di turno che incontro o che ho modo di conoscere nel corso di qualche conferenza o evento mediatico, in particolar modo non ha prezzo leggere i commenti che lasciano i vari lettori ogni qualvolta ci sono leader o referenti della politica italiana. Nello specifico quando la foto mi ritrae con un esponente del centrodestra, allora ricevo messaggi di delusione o insulti da chi sostiene il centrosinistra. Viceversa il contrario. Il massimo lo da chi si disiscrive dalla fanpage o dal canale YouTube perchè ho fatto questa o quella esternazione riferita ad un movimento politico o a un concetto di pensiero economico. Il classismo sociale rappresenta ancora una sorta di piaga nazionale, forse la principale motivazione per cui questo paese difficilmente muterà il destino che lo attende.
Il classismo sociale porta a denigrare sempre per assunto ideologico stereotipato la proposta o il pensiero della parte opposta. Non importa se un esponente del centrosinistra, del centrodestra, della lega o di un partito minoritario espongono una proposta politica di rilevanza e di lungimiranza, quest’ultima deve essere bocciata a monte proprio perchè proveniente da una forza politica avversa. Questo si evidenzia soprattutto durante una tavola rotonda con esponenti politici in cui è d’obbligo poter identificare l’appartenenza e militanza politica dell’interlocutore che ti sta di fronte, in modo da screditarlo richiamando tutte le nefandezze e insuccessi attribuibili al suo partito politico. Difficilmente invece si da spazio a chi non consente questa identificazione superficiale in quanto ritenuto impermeabile e difficile da gestiredurante un confronto pubblico. In Italia la maggioranza della popolazione è classista e ci tiene ad esserlo.
Essere classista semplifica la vita, consente infatti di individuare velocemente amici o nemici nei confronti di argomenti e tematiche di natura economica, politica, religiosa e sociale. Il calcio insegna in questo: un interista non ammetterà mai che un giocatore del Milan è oggettivamente un fenomeno e un fuoriclasse (lo stesso vale anche al contrario). Chi ci perde in tutto questo è la popolazione che rinuncia a crescere per una dualità o scontro di fazioni o di classi assolutamente ormai aberrante e medioevale. Siamo tutti vittime e carnefici di questo scellerato costume nazionale. Recentemente mi è capitato di essere stato attaccato per aver ostentato il mio pensiero su parte dell’operato del nuovo premier italiano (lungi dal fare il suo avvocato difensore). Soprattutto su YouTube è iniziata la fiera della banalità e mediocrità: Benetazzo non parla più di sovranità monetaria, Benetazzo è stato comprato dai poteri forti, Benetazzo si è venduto ai banchieri.
Non mi sono venduto ai banchieri, ho solo avuto modo di intervistarli di recente, certo non tutti, solo alcuni amministratori di istituti di credito della mia regione, andando dalla grande banca popolare alla piccola banca di credito cooperativo. Questo lavoro mi ha permesso di rilevare e comprendere la effettiva dimensione del rischio finanziario che ha vissuto il nostro paese ed il suo sistema bancario durante la fine dello scorso anno. Hanno rischiato di soccombere l’intera infrastruttura di stato, i conti delle amministrazioni pubbliche, il pagamento delle pensioni, il funzionamento delle forniture degli ospedali, senza dimenticare la consistenza ed esistenza dei vostri risparmi depositati presso la tanto denigrata ed odiata banca. L’Italia doveva quanto prima spegnere l’incendio che stava divampando dopo il non casuale assedio ed attacco mediatico delle agenzie di rating, e questo doveva farlo nel giro di pochi giorni, pena il collasso e la tenuta dei conti pubblici a breve (congelamento delle pensioni, serrata bancaria o peggio polverizzazione dei risparmi). Ogni 100 punti base in più sul tanto agognato spread avrebbero pesato 25 miliardi di euro annui in più da raccogliere (non si sa, come e dove) con le finanziarie successive.
Oltre all’Italia veniva messa in discussione tutta l’Unione Europea con la sua diabolica creatura, la moneta unica. Mario Monti, imposto da un’oligarchia finanziaria con lo scopo di tutelare il regolare pagamento del debito pubblico e la ripresa delle quotazioni dei governativi italiani, ha permesso di spegnere l’incendio. Per salvare le banche e l’euro, c’è stato bisogno di un banchiere. Dura lex, sed lex: che vi piaccia oppure no, non vi era altra soluzione in quel momento da implementare in poco tempo. Chi avreste voluto infatti alla guida del Titanic Italia in quel momento ? Schettino & Company ? Purtroppo oggi paghiamo il prezzo funereo di un classismo sociale sfrenato che per conflittualità ideologica nel tempo non ha prodotto e formato una classe finanziaria dirigente credibile e autorevole. L’Italia non è fatta per la democrazia, ma ha bisogno di un leader, un condottiero, un despota, è sempre stato così e sempre così sarà. Una persona che nel bene o nel male decida per tutti o nell’interesse di una parte del paese. Cosa di cui non essere fieri.
ho avuto modo di riguardare in vhs una vecchia commedia italiana girata negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta ed intitolata California Dreaming, in cui i vari personaggi, interpretati da noti attori italiani, organizzavano un viaggio coast to coast per visitare, scoprire e conoscere la cultura e la movida americana. Inutile aggiungere che la meta finale doveva essere la tanto desiderata California, lo stato che per eccellenza allora incarnava tutti i sogni ed aspettative di libertà, divertimento, appagamento e spensieratezza di vita. Sono passati ormai quasi 20 anni da quella pellicola, direi che oggi dovrebbero proporre un remake intitolandolo California Nightmare. Di certo lo stato amministrato da Sforzrnegger oggi ha ben poco di paradisiaco o difficilmente ti permette di vivere in un’atmosfera da sogno, senza pensieri, proiettati alla continua ricerca del divertimento che nel film in questione si percepisce.
Tristemente anche noi italiani abbiamo intrapreso la strada del cambiamento e della mutazione, in poco meno di un decennio di Bel Paese rimarrà ancora veramente poco di caratteristico: e questo rappresenta ciò di cui oggi bisogna essere pienamente consapevoli al fine di pianificare la propria vita ed il proprio futuro professionale o imprenditoriale. Non si tratta solo delle riforme strutturali messe in atto dal Governo Monti (per le quali si sta generando notevole tensione e conflittualità sociale), ma anche per la metamorfosi indotta che caratterizzerà il paese e contraddistinguerà le quattro diverse risorse sociali: rispettivamente, imprenditori, lavoratori, risparmiatori e studenti. Cerchiamo pertanto di analizzarle in sequenza: il mondo della piccola e media impresa (l’industria sta delocalizzando o si sta internazionalizzando quindi il tutto non la riguarda) andrà incontro prima ad un processo di rarefazione e successivamente di bipolarizzazione.
Questo significa che entro dieci anni in Italia scompariranno circa un quinto, se non oltre un quarto delle attuali partite iva, per l’alterarsi degli equilibri economici canonici del pianeta (concorrenza di prodotti e imprese di nuove aree continentali). A quel punto chi sarà rimastoà sul mercato sarà schiacciato o verso nicchie di eccellenza (il top di gamma) o verso produzioni massificate prive di valore aggiunto con prodotti poveri e anonimi: in buona sostanza scomparirà tutto quello che prima vi era in mezzo. Tanto per fare un esempio il mercato della calzatura sportiva sarà costituito o da ridondanti brand costosi oppure da marchi commerciali insignificanti di bassa qualità e dal costo contenuto. Inutile soffermarsi sulla moria di piccole aziende che scompariranno, si salverà chi punterà sula ricapitalizzazione attraverso partner esterni apportatori di nuovo capitale di rischio, abbandonando il plurimo indebitamento a breve con gli istituti di credito.
I lavoratori andranno invece incontro ad un lento e progressivo processo di americanizzazione, per cui se vali sei tutelato e ben pagato, mentre se sei un numero come tanti, non sei una risorsa strategica. Su questo punto gli italiani non sono ancora preparati psicologicamente: inutile fare commenti sull’escalation di conflittualità sociale attesa per i prossimi anni. Il vecchio modello basato su lavoro sicuro, casa di proprietà e famiglia protetta potete sognarvelo: da cui il titolo di questo redazionale. Gli studenti invece dovranno puntare sulla jobsizzazione, termine che mi sono permesso di coniare visto il messaggio che ha veicolato il fondatore della Apple, Steve Jobs appunto, durante i suoi ultimi anni di vita. Per farla breve una parte della old economy sta morendo e con essa tanti posti di lavoro ormai obsoleti, i quali però vengono sostituiti con tantissime nuove professioni e opportunità occupazionali della new economy. Ad oggi non è detto che un percorso di formazione scolastica ed accademica canonico e tradizionale sia la buona ricetta per un inserimento nel mondo del lavoro. Per molti il futuro sarà rappresentato dalla Street University e non dalla Bocconi o dalla Stanford University..
Infine i risparmiatori italiani abituati per decenni a vivere sognando la serenità grazie ad investimenti un tempo “safe heaven” come il mattone o i titoli di stato. Anche per loro arriverà l’età degli incubi non potendo più puntare sulla certezza ma dovendo investire in volatilità, rischio e solvibilità (come avviene negli altri paesi). Il migliore investimento a riguardo che dovranno fare sarà quello in cultura finanziaria se non vorranno testare le gioie della sodomizzazione finanziaria. Non avrà più senso pertanto con un mercato del lavoro volatile e dinamico investire tutte le proprie risorse solo sulla prima casa in quanto oggi lavorerete a Roma e nei prossimi anni a Milano o peggio all’estero. Chi non si focalizzerà su questo, riprendendo a risparmiare per costruirsi un proprio capitale messo a rendita, vivrà da vecchio pensionato in uno stato di notevole insicurezza economica. Nel prossimo redazionale vedrò comunque di concentrarmi sull’ultima fascia sociale che pagherà maggiormente quanto sta accadendo, quella dei pensionati: ed è proprio per loro che sarà Italia Dreaming