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…idee e soluzioni per le imprese

Rinnovabili UE: Italia bocciata, non investirà nel Green Job

Inviato da jacarta il 15 marzo 2010 - 17:43

Campo fotovoltaico

L’Italia non riuscirà a centrare gli obiettivi UE e produrre sufficiente elettricità da fonti rinnovabili. Pur di non investire in Green Economy, preferirà importartarla da paesi terzi

Italia maglia nera per produzione di energia da fonti rinnovabili: non solo non centerà gli obiettivi UE per il 2010 (20% di produzione eco-energetica nella UE, 17% negli Stati membri) con la auto-produzione, ma addirittura non investirà nella Green Economy favorendo la nascita di aziende green e la creazione di posti di lavoro verdi. Piuttosto importerà dall’estero energia pulita per “mettersi in regola” con la UE.

Nel rapporto del governo italiano presentato a Bruxelles e reso pubblico ieri dalla Commissione UE, si prevede di acquistare energia rinnovabile e biocarburanti da Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia.

Una soluzione “tampone” difficile da comprendere per le aziende del settore (già deluse dalle eventuali nuove “politiche anti-incentivi green” che la nuova bozza del Conto Energia 2011 lasciano prevedere) e che non porterà alcun beneficio produttivo.

Una soluzione priva di ritorni economici, che rischia di soffocare sul nascere un mercato fiorente, Green Economy declinata in versione “energia pulita“, che avrebbe invece contribuito al rilancio economico del paese, già massacrato dalla crisi.

Oltre all’Italia, anche Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Malta dovranno ricorrere ai ripari con importazioni di energia pulita per non restare fuori dagli obiettivi UE. Promossi invece paesi come Francia e Gran Bretagna, che da sole riusciranno a produrre energia rinnovabile sufficiente a raggiungere la soglia del 17%.

Germania e Spagna brillano per efficienza green: non solo centreranno il target ma lo supereranno. Un paradosso, considerato l’enorme potenziale solare dell’Italia e nonostante fino ad oggi gli incentivi pubblici italiani per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili fossero i più alti nella UE.

Ultima chicca: l’energia nucleare, che il Governo italiano ha rispolverato come nuova Eldorado degli investimenti energetici del Paese, è stata dichiarata dalla UE una fonte di energia non rinnovabile, che sono solo eolico, fotovoltaico, biofuel e biomasse.

Fonte: Pmi.it – Alessandra Gualtieri

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Verso una scuola sempre più digitale

Inviato da jacarta il 11 marzo 2010 - 20:25

Scuola Digitale

Scuola Digitale

Il futuro dell’istruzione? È digitale. La tecnologia sta arrivando tra i banchi di scuola con le “aule digitali”. Un mercato, quello delle aule informatizzate, che a livello mondiale ha un valore intorno ad 1,8 miliardi di euro. Le aule del futuro prevedono lavagne multimediali interattive, notebook e tablet pc, server e proiettori. Un settore, dunque, in forte crescita sul quale si è gettata la Olivetti, che ha intenzione di lanciare un’offerta completa per il mercato italiano, per poi estenderla al resto d’Europa. Il pacchetto “Scuola Digitale Olivetti” comprende, oltre alle strutture indicate, anche il portale “Olischool”, una piattaforma per la condivisione in rete delle lezioni e delle comunicazioni scuola-famiglia. La piattaforma sarà disponibile in modalità “on demand” attraverso i Data center di Telecom Italia, e consentirà ai genitori, attraverso il collegamento ad Internet e con l’utilizzo di una password personale, di consultare voti, pagelle, scrutini, assenze, circolari informative, e di partecipare attivamente al forum docente/genitore. Il portale consentirà inoltre di prenotare online i colloqui con gli insegnanti e di ricevere via sms la notifica dell’assenza dell’alunno. L’iniziativa sembra avere i contorni di un vero e proprio affare per la Olivetti se si pensa che, solo per le lavagne, si prevede un tasso di crescita annuo del 56%. D’altra parte, se in Italia si punta sulla scuola digitale, dall’altra parte dell’oceano arriva una “retromarcia informatica”. In alcune università statunitensi, infatti, è stato vietato l’uso del pc nelle aule perché, secondo professori e dirigenti, internet distrae eccessivamente gli studenti. La tentazione di social network, chat, YouTube e e-mail è dunque troppo forte e sembra avere facilmente la meglio sulle noiose lezioni tenute dai docenti.

Fonte: www.adginforma.it

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OIX, la certificazione dell’identità online

Inviato da jacarta il 8 marzo 2010 - 12:36

Open identity Xechanger

Open Identity eXCHANGE

Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online

Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.

Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.

In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.

OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.

La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.

Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari

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Impianti fotovoltaici, convenienti per le Pmi

Inviato da jacarta il 3 marzo 2010 - 16:14

Impianto Fotovoltaico

Parco Fotovoltaico

Intervista a Pietro Dalla Torre, consulente per la Pentera srl ed esperto di tematiche ambientali, sugli aspetti connessi alla realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici ad uso aziendale

PMI.it ha incontrato l’esperto Pietro Dalla Torre per analizzare costi e benefici di un impianto fotovoltaico in azienda, alla luce del contesto di riferimento in cui l’Italia si sta muivendo in seguito alla legge europea L140/16 del 5/6/2009 (Normativa 20-20-20) che prevede entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 e la parallela introduzione di una soglia minima del 20% per l’energia da fonti rinnovabili consumata nei paesi CEE.

Attualmente l’Italia produce il 15% da fonti rinnovabili compresa l’energia idroelettrica, ma nei prossimi anni sarà necessario installare almeno 25MWp di apparati per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Per centrare l’obiettivo serve il contributo di tutti: se ognuno produrrà 1-2 KWp sarà possibile portare il Belpaese al livello richiesto dall’Europa. In questo senso, il fotovoltaico ben si presta allo scopo.

Puntare sulle energie rinnovabili, non va dimenticato, consentirà all’Italia anche un incremento occupazionale: fino a 100mila nuovi posti di lavoro nei prossimi 10 anni.

L’Ing. Dalla Torre ci spiega che un impianto fotovoltaico, con la tecnologia attuale, comporta una resa dei pannelli pari al 20% circa. Quindi, per produrre 1KWp (Kilowatt potenziale) è necessario coprirvi 10 mq di terreno. Tuttavia, una sola ora di sole su 10mq di pannelli produce 1KW, e se pensiamo ad esempio al Sud d’Italia, si capisce immediatamente perché sia possibile produrre in un anno quasi 2.000 KW/h.

Allora, perché conviene istallare un impianto fotovoltaico? Secondo Dalla Torre, i vantaggi risiedono in prima battuta in un approccio culturale di tipo etico-ecologico a beneficio dell’ambiente (concetto già totalmente acquisito dai nord europei che hanno installato molti più impianti eco-compatibili e basati su energie rinnovabili).

Poi, ovviamente, si devono considerare le motivazioni economiche ed in particolare gli incentivi governativi. Infatti, i costi iniziali di realizzazione possono essere mediamente alti ma tutta l’operazione risulta conveniente in una prospettiva di Ritorno di investimento (ROI) pluriennale di 15-20 anni.

È difficile stimare con precisione il costo di realizzazione di un impianto fotovoltaico, perché le variabili sono diverse: dimensione impianto, sua complessità, quantità di energia da produrre, ecc. In genere, il 70% circa dei costi sono legati ai prezzi dei pannelli, che sono comunque variabili e direttamente proporzionali alla resa energetica e alla garanzia di durata: maggiore la resa, maggiore la garanzia di durata nel tempo e quindi più alto il costo.

Fino al 2009 i pannelli migliori erano prodotti in Germania, poi la Cina ha immesso sul mercato pannelli di buona qualità a prezzi così ridotti da essere diventati subito concorrenziali permettendo di fatto il calo dei costi dell’intero sistema.

Oggi un impianto da 3 KWp ha un costo inferiore ai 15mila euro (circa 3mila euro in meno dello scorso anno) ed è anche possibile farsi finanziare da banche che erogano mutui ad hoc a questo tipo di iniziative.

Fondamentale resta la possibilità di ammortizzare l’intero costo in 6-8 anni grazie agli attuali incentivi del Governo. In aggiunta il Conto Energia garantisce un contributo per 20 anni, e quindi per i successivi 12 anni tutti i ricavi di produzione costituiscono un guadagno certo per il cittadino o per l’impresa che decidesse di installare un impianto fotovoltaico.

Come ci spiega l’Ing Dalla Torre, tanto per il privato cittadino quanto per le Pmi, la principale normativa di riferimento è proprio il Conto Energia, che garantisce a chi produce energia elettrica attraverso un impianto fotovoltaico, un incentivo che varia in funzione della dimensione dell’impianto stesso e in base al fatto che sia integrato o meno in edifici preesistenti o poggiato a terra.

Seguendo la tabella incentivi presente sul sito del Conto Energia, se ad esempio si volesse realizzare un piccolo impianto da 3 KWp sul tetto della propria azienda, per ogni KWh prodotta si avrebbe per 20 anni un contributo di circa 0,48€. Nel Mezzogiorno, con un impianto da 3KWp si può contare su 2000 ore di sole e incassare ogni anno 2880 euro (2000 x 3 x 0,48 euro). In aggiunta è possibile rivendere all’Acquirente Unico (Società per azioni del gruppo Gestore dei Servizi Energetici GSE SpA) l’energia prodotta a un prezzo che si aggira intorno a 0,09€/KWh.

La tabella incentivi utilizzata è  applicabile solo agli impianti che saranno connessi alla rete e resi funzionanti entro il 31/12/2010, ma ovviamente per il futuro, il Governo si appresta ad emanare un nuovo piano incentivante.

Perché una Pmi dovrebbe adottare e implementare un sistema fotovoltaico? Per una duplice ragione: migliorare lo stato dell’ambiente ed entrare nel business nelle energie rinnovabili.

Ovviamente, le imprese favorite sono quelle che possiedono spazi ampi sia in termini di terreni che di estensione dei tetti, dove è possibile realizzare un impianto fotovoltaico per accedere immediatamente agli incentivi del Conto Energia se entrasse in funzione entro il 2010.

In un momento di congiuntura negativa come questo, si potrebbero avere perplessità legate ai costi iniziali di installazione. Tuttavia sono diversi gli enti finanziari interessati a supportare progetti come questi, che presentano una buona e duratura redditività.

Una conferma in questo senso viene dal nostro esperto, che solitamente si occupa di queste problematiche attraverso i servizi di consulenza tecnica e amministrativa offerti mediante la Pentera srl.

L’Ing Dalla Torre cita un interessante esempio di enti finanziari interessati: i Fondi di investimento stranieri che si sono rivolti alla Pentera per individuare e realizzare impianti di MWp o decine di MWp (ovvero impianti generalmente Medi o Grandi).

Se persino questi attori stranieri trovano la convenienza in un investimento così apparentemente complesso, certamente le Pmi italiane non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di rendere una parte della propria impresa e del proprio paese produttiva, remunerativa ed eco-compatibile.

Fonte: PMI.IT – Alessia Valentini

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Un gruppo su Facebook per impiegare 1000 giovani siciliani nel fotovoltaico

Inviato da jacarta il 24 febbraio 2010 - 23:02

Parco Eolico

Trovare un lavoro da 1500 euro netti al mese a 1000 giovani agrigentini impiegandoli in un consorzio per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Questa l’idea e la missione che l’imprenditore di Agrigento Salvatore Moncada, titolare della Moncada Energy Group ha lanciato avvalendosi del social network più famoso al mondo: facebook.

Per reclutare i ragazzi interessati a mettersi in gioco e ad investire sul loro futuro, nel fotovoltaico e nel suo progetto, Moncada ha infatti aperto un gruppo Moncada Energy Group si attiva per i giovani che vogliono fare impresa in cui spiega la sua opportunità di business verde.

L’”idea sconvolgente” che in 2/4 anni farebbe sistemare un migliaio di giovani siciliani under 35 promossa dal re siciliano dell’eolico è quella di riunire i ragazzi in un consorzio formato da 51 società più la Moncada Energy che deterrà il 49% del Consorzio Moncada Energy. Il restante 51% verrebbe distribuito fra gli altri consorziati che avrebbero così ciascuno l’1% della nuova Società e il compito di installare i 51 impianti fotovoltaici da 200 kw che il Consorzio intende mettere a regime.

Come si può leggere dalle info della pagina, gli “imprenditori” interessati, non necessitando gli impianti di autorizzazione, “dovranno solo apportare 1ha(ettaro) di terreno ciascuno libero da gravami, da conferire al consorzio, e la illibatezza penale, dall’altro Moncada provvederà a fare il resto: ottenere autorizzazioni necessarie e finanziamento di circa 36 mln. I consorziati dovranno impegnarsi a pulire i pannelli, mantenere il terreno libero da erbacce, e fare una visita giornaliera ispettiva sul sito del proprio appezzamento; Moncada Energy si occuperà della manutenzione elettrica, meccanica e alla gestione amministrativa“.

Ma quali requisiti dovranno avere i giovani per far parte del progetto? Prima di tutto, come si evince sopra, possedere 1 ettaro di terreno libero da gravami da conferire al consorzio e non avere la fedina penale sporca. Laurea o diploma non importa, fondamentale però sarà l’aspirazione lavorativa e la mentalità imprenditoriale.

Dopo aver dato il via alla filiera siciliana del fotovoltaico, dunque Moncada torna a far parlare di sé attraverso il megafono dei social network, per dimostrare al mondo che la green economy e i green jobs non sono soltanto belle parole. Con la speranza che neanche le sue rimangano tali. Noi nel frattempo aggiungiamo anche facebook al nostro elenco degli strumenti on line per trovare un lavoro verde in Italia?

Fonte: Greenme.it

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Improduttività per ignoranza informatica nella PA

Inviato da jacarta il 24 febbraio 2010 - 22:26

Produttività nella PANella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture

Già nel 1996 la Commissione Europea, in “Living and Working in the Information Society – People First”, aveva sottolineato che nella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture.
Il Ministro Brunetta, a pag.97 di “Rivoluzione in Corso”, concorda pienamente con questa visione: «Innovare non significa procedere all’acquisto di macchinari, prevalentemente informatici, da mettere al servizio delle cose che già si fanno per continuare a farle sempre nello stesso modo. L’innovazione non è solo il servizio che la tecnologia rende a quanti sono addetti alla produzione, anzi, nel campo dei servizi e quindi della PA il soggetto principale dell’innovazione è il servizio stesso. E la testa di chi lo fornisce». Ne consegue che l’attenzione va alla formazione sia per chi è in cerca di occupazione, ma anche per chi è occupato e rischia di diventare “obsoleto” nonostante le qualifiche possedute.

Danzinger, Jenning e Park (in “ICT Training; Center for research on ICT and Organizations” del 1999) sostengono che l’aumento della produttività è in funzione dell’uso che le persone fanno degli strumenti informatici. A questo punto abbiamo gli elementi logici necessari per approfondire la catena: INNOVAZIONE — FORMAZIONE — PRODUTTIVITA’ — SVILUPPO ECONOMICO.

AICA ed SDA Bocconi hanno preso in considerazione la PA centrale per verificare i costi che l’ignoranza informatica dei dipendenti determina in termini di produttività mancata. Uno studio decisamente interessante e fondamentale per conoscere le cifre sul campo. Il punto iniziale da cui dobbiamo partire è sempre l’INNOVAZIONE che si qualifica tale se la spesa che la genera non determina ulteriore spesa, ma risparmi e aumento della produttività. Ma affinchè questo sia possibile è che chi decide di spendere conosca il processo lavorativo della PA e abbia una strategia di cambiamento adeguata.

Nella PA il rapporto tra computer installati e dipendenti informatizzabili è di 1,3. Dall’indagine di AICA-SDA emerge che il 51% degli impiegati pubblici passa più del 60% del proprio tempo lavorativo a contatto con un computer. Inoltre, il 14% della forza lavoro trascorre più dell’80% del proprio tempo lavorativo sul computer. La media generale si attesta al 61% del tempo trascorso al PC.

Per tradurre in valore il costo della improduttività durante il lavoro con il computer occorre conoscere che, secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, il costo annuale medio di un dipendente della PA centrale ammonta a 45.000 € l’anno. Poichè i dipendenti pubblici risultano perdere circa 1 ora e 10 minuti alla settimana, corrispondente al 3,2% del tempo lavorativo settimanale di 36 h, il valore annuale di perdita ammonta a 1.439 € annui per dipendente. Più nello specifico, il costo dell’ignoranza corrisponde ad una parte del tempo perso al PC(35%). Si tratta infatti della non conoscenza degli strumenti e dell’help dato ai colleghi in difficoltà che in valore ammontano a 504 € annui per dipendente.

Ovviamente, in termini globali le cifre sono da capogiro: accettando la definizione di PA centrale fornita dal CNIPA (vedi la “Relazione annuale sullo stato dell’ICT nella Pubblica Amministrazione Centrale 2008″) il costo si avvicina a 280 milioni di € annui. Come il CNIPA dichiara nel Rapporto 2008 (p.56): «Le postazioni di lavoro disponibili (desktop in uso ai dipendenti, desktop in uso all’esterno e portatili) sono complessivamente circa 600mila, con un lieve incremento (+25.000) rispetto al 2007. In particolare, cresce dell’5,3% il numero di personal computer desktop in uso ai dipendenti con una crescita del 7,5% per le amministrazioni centrali, mentre il dato è in calo del 5,8% per gli enti». La conclusione non può che essere la seguente: occorre investire in formazione piuttosto che in infrastruttura (ovviamente senza dimenticare il problema dell’obsolescenza).

Nelle indagini condotte da AICA-SDA su imprese industriali, nel settore sanitario e in quello bancario, emerge una relazione di causa-effetto tra formazione informatica ed aumento di produttività da una parte e riduzione dei costi dovuti all’ignoranza informatica. Per quanto attiene al settore pubblico, AICA-SDA individuano nell’indagine una riduzione media del tempo di lavoro in seguito alla frequenza di Corsi di formazione ECDL del 5%. Di converso, si tratta di un aumento di produttività del 5% che, sulla base del costo medio di un dipendente pubblico, può essere valorizzata in 1374 € l’anno per addetto. Estrapolando al sistema PA la cifra diventa decisamente importante: 715 milioni di euro sulla base della definzione di PA del CNIPA.

A fronte di questo incremento di produttività occorre considerazione la riduzione del livello di ignoranza che, come abbiamo suindicato, era valorizzabile in 504 € in termini di costo. Dopo la frequenza ai Corsi di formazione è possibile riscontrare una riduzione pari a 146 €. Il totale beneficio ammonta pertanto a 1374 + 146 = 1500 € annui per dipendente. Per il calcolo del ROI (Return on investment) dobbiamo rapportare la cifra di 1500 (che posssiamo estendere in un triennio) al costo una tantum per dipendente del corso di formazione: ( 1500 x 3 ) / 300 = 15. In sostanza il 1500%!

Il ritorno economico dell’investimento in formazione è evidente ed indica una priorità nell’azione di chi deve stabilire la strategia della “Rivoluzione in corso”.

Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Stefano Gorla

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iPAD by Apple – un vero gioiello, stile e teconlogia insieme !

Inviato da jacarta il 13 febbraio 2010 - 16:15

Apple lancia iPad

Giovedì 28 Gennaio 2010

Apple iPAD

Apple presenta iPad, un dispositivo rivoluzionario per navigare sul web, leggere e inviare e-mail, ammirare foto, guardare video, giocare ai videogame, leggere e-book e molto di più. Il display Multi-Touch ad alta risoluzione consente di interagire con i contenuti, tra cui 12 innovative applicazioni progettate appositamente per l’iPad e praticamente tutte le 140.000 applicazioni disponibili sull’App Store. Con soli 13,4 mm di spessore e 680 grammi di peso, iPad è più sottile e leggero di qualsiasi laptop o notebook. iPad sarà disponibile a marzo. Per saperne di più visita apple.com/it/ipad/

iPAD video

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Ricerca industriale, sbloccato 1mld di fondi

Inviato da jacarta il 5 febbraio 2010 - 12:10

 L’Italia è indietro nella R&S, tanto da richiedere un intervento d’urgenza: 1 miliardo di euro in arrivo, con la riallocazione di risorse nel Fondo Agevolazioni alla Ricerca (FAR) 2009. Si attende ora la publicazione in G.U.

Con il decreto ministeriale firmato dalla responsabile dell’Istruzione Mariastella Gelmini, è stato sbloccato un miliardo di euro in fondi per la ricerca industriale. Il Fondo Agevolazioni alla Ricerca (FAR) 2009 è ora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il plafond si articola in 546,7 milioni di credito agevolato e 522,7 milioni tra contributi in conto capitale e credito d’imposta, derivanti da ri-allocazione di risorse esistenti.

Due i filoni di risorse che confluiranno nel FAR 2009: uno del valore di 816,5 milioni di euro di derivazione nazionale, di cui 447,9 milioni provenienti dai fondi FAR precedenti inutilizzati. L’altro, di 252,4 milioni, deriva dalle aree depresse.

Tre i percorsi individuati dal decreto ministeriale 593 del 2000:

  • percorso bottom up, destinata ai progetti di ricerca industriale che prevedano innovazioni di prodotto, di processo o di servizi o di formazione. Appositi organismi ministeriali valuteranno le proposte delle aziende;
  • percoso top down di natura negoziale, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca effettuerà un’attività di programmazione o di concerto con altri enti pubblici alla quale le imprese saranno tenute a rispondere;
  • erogazione in via automatica di contributi alle Pmi che compiano attività di incentivazione alla ricerca industriale, ad esempio assumendo ricercatori, o concedendo borse di studio per dottorati, o ospitando personale distaccato da università o enti pubblici.

Circa la metà del fondo sarà destinato alla creazione di uno sportello per le aziende per la gestione di un fondo rotativo da 510 milioni di euro, secondo i requisiti di accesso che saranno definiti da un successivo decreto ministeriale. Il finanziamento prevede la restituzione del prestito ottenuto in 10 anni con un tasso agevolato dello 0,5%.

Cinque le tipologie di progetti finanziabili: ricerca in ambito nazionale, programmi intergovernativi di cooperazione, formazione di ricercatori o di tecnici nel settore industriale e ristrutturazione dei centri di ricerca.

Alle iniziative di programmazione negoziata sono destinati 290 milioni sotto forma di contributi in conto capitale, dei quali 100 milioni sono già stati impegnati per favorire la partecipazione delle aziende del Centro-nord nel primo bando del Pon “Ricerca e competitività 2010-2013″.

Infine, 95 milioni di euro saranno destinati alle iniziative di riorientamento e recupero di competitività di strutture di ricerca industriale, incluse le attività di formazione, 74 milioni ai bandi del Miur, 50 milioni all’assunzione di ricercatori e l’erogazione di borse di studio, 10 milioni alle attività di spin-off di docenti universitari o ricercatori che costituiscano un’apposita società.

Il ministro Gelmini ha precisato che i fondi saranno destinati «solo a progetti di qualità e in senso meritocratico. È finita l’epoca dei finanziamenti a pioggia».

Fonte: PMI.IT

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Il via libera al nucleare: stabiliti i criteri per i siti

Inviato da jacarta il 22 dicembre 2009 - 23:04

Approvato dal cdm allo schema legislativo proposto da Scajola per la localizzazione degli impianti di produzione, di fabbricazione del combustibile e dei sistemi di stoccaggio: primo passo verso il nucleare. Fondi per chi ospiterà le centrali

Centrale Nucleare

Centrale Nucleare

Roma – Parte il cammino del nucleare italiano. Il consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo che specifica i criteri per l’individuazione dei siti dove verranno costruite le centrali nucleari del prossimo programma italiano per il ritorno all’atomo. Si tratta uno schema legislativo proposto dal ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, per la “localizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonchè di misure compensative e campagne informative”.

Attenzione all’ambiente “Nei tre mesi successivi il consiglio dei ministri adotterà il documento contenente la strategia nucleare con il quale saranno delineati gli obbiettivi strategici in materia. Successivamente, gli operatori interessati, in un’ottica di libero mercato, formalizzaranno le proposte per la realizzazione degli impianti” spiega una nota del ministero dello Sviluppo. “Con questo provvedimento abbiamo fissato i criteri per la localizzazione dei siti dando come obbiettivo prioritario non soltanto la loro sicurezza, ma anche le esigenze di tutela della salute della popolazione e di protezione dell’ambiente” commenta il ministro Claudio Scajola.

Benefici economici a chi le ospita Il comunicato conferma che il decreto prevede compensazioni economiche a favore di comuni e province che decidono di ospitare gli impianti. “Nel dettaglio è previsto un beneficio economico omnicomprensivo annuale commisurato alla potenza elettrica nominale dell’impianto nella fase di cantiere, pari a 3mila euro per megawatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, il beneficio economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta e immessa in rete, pari a 0,4 euro per mwh da corrispondere a imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali interessati” dice la nota. I benefici saranno attribuiti per il 10% alle province, per il 55% ai comuni e per il 35% che resta ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km dall’impianto. Nel dettaglio, i benefici attinenti alla fase di realizzazione degli impianti sono destinati per il 40% agli enti locali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio, “mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell’Ici” aggiunge la nota. Il decreto prevede inoltre la creazione di un deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.

Fonte: Ilgiornale.it

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Finanziaria 2010: ritirato emendamento contro rinnovabili

Inviato da jacarta il 30 novembre 2009 - 13:57

Impianto Fotovoltaico parzialmente integrato tsu tetto

Impianto Fotovoltaico parzialmente integrato tsu tetto

Dopo le proteste di associazioni e imprese, è stato ritirato il tanto criticato emendamento alla Finanziaria 2010 in materia di energia pulita, contenente a tagli a incentivi e vincoli per l’industria delle fonti rinnovabili

Il tanto discusso emendamento alla Finanziaria 2010 in materia di incentivi alle fonti rinnovabili è stato ritirato. Secondo le associazioni di categoria che lo contestavano, l’approvazione di alcuni passaggi avrebbe comportato per il Paese pesanti conseguenze sul piano economico, energetico ed ambientale.

Il timore era il blocco di un intero settore produttivo ad alto tasso di innovazione, che non sarebbe più stato in grado di esprimere – soprattutto in un periodo critico come quello attuale – le proprie potenzialità, con una conseguente ricaduta sul piano dell’occupazione qualificata.

Inoltre, l’emendamento avrebbe messo l’Italia dinnanzi a elevate penalità finanziare dovute al mancato raggiungimento degli obiettivi in tema di energia ottenuta tramite fonti rinnovabili, fissati per il 2020 in sede europea dal pacchetto Energia-Clima.

Tra i punti più criticati, la forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili e la drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del Certificato Verde da 85,00 euro/MWh a 40,00 euro/MWh circa.

L’emendamento, inoltre, avrebbe impedito di cumulare il premio Conto Energia con la detrazione IRPEF per la realizzazione di impianti fotovoltaici, smorzando di fatto le politiche di sostegno alla produzione verde.

Senza contare l’ICI degli impianti fotovoltaici a terra, che avrebbe inciso per 13.000 euro su ogni megawatt.

Fonte: Pmi.it – Tullio Matteo Fanti

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