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…idee e soluzioni per le imprese

LA STREGA CATTIVA

Inviato da jacarta il 5 febbraio 2012 - 19:06

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Ho avuto modo recentemente all’interno di una piccola e media impresa della marca trevigiana di ascoltare la filippica di un sindacalista durante una giornata di sciopero sindacale, condita di informazione e critica contro il governo tecnico di Mario Monti e le strategie messe in atto dallo stesso per il rilancio del paese, soprattutto sul piano occupazionale. Sentirlo esporre le sue ragioni e preoccupazioni sul piano sindacale penso sia stata una delle migliori lectio magistralis a cui ho assistito durante la mia vita. Se non fosse che ad un certo punto mi è vibrato il cellulare per una chiamata e d’improvviso mi sono ricordato che eravamo nel 2012 e non nel 1950. Sono stato particolarmente colpito quando, menzionando le proposte di politica occupazionali di Elsa Fornero, la si è soprannominata la strega cattiva. Che triste destino che attende questo paese, soprattutto per le sue genti e la loro forma mentis, più che per la situazione pericolante dei suoi conti pubblici.

Ancora oggi ci sono lavoratori e rappresentanti degli stessi che non hanno ben compreso cosa sta accadendo attorno a loro: una trasformazione epocale dell’economia occidentale che nessun sindacato potrà mai fermare o invertire nella rotta. Forse non lo sapete ma se quantificassimo pari a cento il costo del welfare sociale di tutto il mondo (assistenza, previdenza e sostegno al reddito in tutte le sue forme) il sessanta per cento di questo costo sarebbe sostenuto in Europa, con l’Italia in prima fila a vantare il primato mondiale. Quando sentite parlare di riforme strutturali per il paese (e ne applaudite all’idea) per sganciarlo da quelle logiche medioevali di protezionismo viscerale significa anche ridefinire e riformare quasi completamente il mercato del lavoro. In un paese in cui la curva demografica è girata verso il basso, solo la ricerca della piena occupazione può consentire la generazione di gettito fiscale e di risorse previdenziali per la preservazione del grado di coesione sociale della sua popolazione così come la conosciamo.
Perciò non si tratta di una strega cattiva che vuole sottrarre qualcosa a qualcuno per cattiveria, ma di riformare quei diritti e privilegi acquisiti nel settore del lavoro dipendente che hanno creato nel tempo l’ennesima casta nel nostra paese. Per questo motivo in Italia esportiamo eccellenze intellettuali e importiamo manodopera extracomunitaria di basso profilo desindacalizzata: chi vuole e potrebbe assumere non rischia a farlo, chi ha bisogno di maestranze docili punta a disperati disposti a tutto pur di lavorare e migliorare il proprio status sociale. In un paese in cui esiste una giungla di contratti di lavoro (se ne stimano quasi quaranta) che ha prodotto causa deregulation una massa di lavoratori troppo protetti ed un’altra priva di quasi tutto, la exit strategy per il rilancio occupazionale passa proprio per una profonda liberalizzazione, se non desindacalizzazione della forza lavoro al fine di mettere le imprese in grado di riassumere con velocità, dinamismo e senza costi impliciti assurdi. Gran parte del tanto osannato modello scandinavo infatti si basa proprio su questo.
Il futuro del mercato del lavoro deve pertanto portare ad una democratizzazione del rischio di impresa, coinvolgendo tutti i soggetti con essa correlati e collegati, non si può più ipotizzare una responsabilità solo in senso unico, ma anche le maestranze saranno chiamate a partecipare all’alea dell’insuccesso, della competizione e del rischio imprenditoriale. Purtroppo questo cambiamento (se non un vero e proprio stadio pupale) che avrebbe dovuto verificarsi in due decenni per consentire l’adattamento di tutti i soggetti coinvolti nel mondo del lavoro si dovrà verificare in appena due anni, generando le più grandi tensioni e rivalità che il nostro paese abbia mai vissuto in precedenza. Le prossime proposte di legge che verranno adottate andranno quindi in questa direzione, con la triste consapevolezza che la nuova medicina produrrà maggiori benefici non per chi si trova in età lavorativa oggi ma per chi si trova ancora sui banchi di scuola.

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THE ITALIAN WAY

Inviato da jacarta il 28 gennaio 2012 - 09:18

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Il nostro paese soffre di una malattia congenita sin dalla sua nascita: la sindrome nimby (not in my backyard). Siamo tutti pronti ad alzare la voce per richiedere ed esigere grandi cambiamenti e le tanto sospirate riforme di cui sentiamo parlare ormai da almeno due decenni, tuttavia importa solo che queste riforme non ridimensionino, incidano o compromettano il nostro orticello di casa o la nostra sfera personale. Vista l’escalation di lamentale, disagi e proclami da quasi tutti i contribuenti, risparmiatori, imprenditori, professionisti e pensionati possiamo percepire che la nazione è sulla via del cambiamento, rinnovamento e speriamo a breve anche del miglioramento. Ma davvero credevate di riformare il paese senza creare malessere e dissidi per milioni di italiani ?

Nella penisola a forma di stivale ci sono centinaia di caste, al cui confronto quella politica è veramente poca cosa, ed è proprio per questo che siamo stati imballati per decenni, a causa di convenienze e piaggerie sempre di parte, indissolubili e radicate nel territorio in ogni forma e sorta. Alla fine siamo quasi tutti mafiosi se ci pensate, ed essere mafiosi non significa sparare con la lupara indossando la coppola, ma difendere e proteggere con l’arroganza un privilegio da qualcuno (etimologicamente il termine “mafia” deriva dalla parola islamica “mahyas” ovvero arroganza e prepotenza). Il nostro passato storico e la nostra genetica antropologica ci dimostra che noi italiani della rappresentanza democratica, del confronto dialettico, della critica costruttiva, della concertazione collettiva non ce ne facciamo proprio niente. Anzi, più diamo spazio a queste rappresentazioni di governance democratica (almeno sulla carta), più ci facciamo male.
Siamo una pseudo nazione nata dall’aggregazione forzata di venti popolazioni obbligate a stare assieme con cultura, tradizioni, costumi ed usanze una diversa dall’altra. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno in diversi momenti della nostra storia di un imperatore, di un feudatario, di un aristocratico, di un duce, di un tycoon televisivo ed oggi di un primo ministro tecnico. Nel nostro subconscio, da italiani abbiamo bisogno di qualcuno che “antidemocraticamente” dall’alto dei cieli ci dica “così si deve fare e così si fa”. Anche se sembra un pensiero brutale, purtroppo rappresenta una verità scomoda e inconfutabile. Con grande presunzione, dopo la delusione del decreto Salva Italia, con il decreto Cresci Italia il paese avvertirà dei benefici sostanziali già entro i prossimi due anni. Mi auguro che anche il mercato del lavoro sia oggetto di una così forte stringente riforma strutturale. Ogni cambiamento solitamente preoccupa chi ha privilegi, chi ha qualcosa da difendere, chi ha vissuto senza correre grandi rischi o beneficiato di posizioni di rendita.
Certo alcuni punti di questi interventi potevano essere gestiti con diverse tempistiche e modalità di attuazione (vedi il caso delle licenze ai taxi), ma ancora una volta emerge lo spirito dell’italian way: siamo bravissimi tutti a criticare, ma sono veramente pochi quelli che poi sanno governare. Il calcio insegna: sessanta milioni di opinionisti e contestatori contro un solo allenatore della nazionale. Sul fronte bancario potremmo proporre lo stesso assunto: il decreto Salva Italia (o meglio dire Salva Banche) ha rappresentato non una delle possibili manovre da intraprendere, ma l’unica manovra da proporre, nonostante lo scontento e il mormore popolare ovvero salvare anche con interventi palesemente di parte, manovre di cortesia e di indubbio favore il sistema bancario italiano e non solo. Scusate, tra di voi vi è qualcuno che desidera ardentemente che la sua banca fallisca, l’euro affondi e i suoi risparmi accantonati da una vita si polverizzino ?
Come Henry Paulson per gli USA nel 2008 anche Mario Monti ed il suo contestato governo ha fatto quello che si doveva fare per salvare la pompa del sistema economico: ovvero mettere a disposizione delle banche l’intera economia nazionale, dando il tempo e gli strumenti necessari per riprendersi, nell’interesse indiretto anche di tutti i detentori di risparmio. Forse si sarebbe potuto gestire il tutto con un diverso approccio, magari congelando gli interessi sui titoli di stato detenuti dagli investitori non residenti, ma alla fine dobbiamo anche comprendere che quest’uomo è stato imposto non solo per salvare le banche europee, ma anche e soprattutto per proteggere l’integrità strutturale dell’euro a fronte del subdolo attacco portato avanti dagli Stati Uniti per indebolire la nostra divisa, destinata a compromettere l’egemonia valutaria del dollaro nei nuovi paesi che in futuro traineranno l’economia planetaria.
Per quanto concerne dopo i poteri forti e le ossessive tesi complottistiche  sbandierate da alcuni talk show italiani e i loro conduttori, forse ci si dovrebbe soffermare a riflettere se veramente si può oggi parlare di complotto dell’Europa contro l’Italia. Al momento attuale casomai mi sento di dire che è l’Italia a potersi permettere, se volesse, di complottare contro l’Europa, se ci pensate infatti i tre uomini istituzionali più potenti del momento sono proprio italiani. Mario Draghi alla BCE, Mario Monti in Italia (pensate all’accoglienza ed al consenso che ha ricevuto al London Stock Exchange) e Andrea Enria all’EBA (la nuova autorità di vigilanza bancaria in Europa). Con il recente downgrade della Francia e la perdita continua di consenso della Merkel in Germania, la maggior parte di noi non se ne è ancora accorta, ma dopo l’era Berlusconi, il nostro peso, ingerenza e prestigio in Europa come italiani sta sorprendentemente cambiando. Anche a nostro favore.

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IL TEMPO DELLE PERE

Inviato da jacarta il 28 gennaio 2012 - 09:18

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Chi non ricorda lo strepitoso successo cinematografico di inizio anni ottanta, Il tempo delle mele, che ha lanciato nell’olimpo del grande schermo la allora attrice francese sconosciuta, Sophie Marceau. Da allora con il termine il tempo delle mele si suole indicare l’età dell’adolescenza ovvero un periodo temporale durante la crescita di un ragazzino in cui inizia a maturare per diventare, si spera, un uomo a seguito di esperienze che lo devono preparare alla vita, come le prime attrazioni sessuali, i primi sentimenti d’affetto e i primi turbamenti e disagi sociali. Al tempo delle mele, se me lo consentite, si deve contrapporre il tempo delle pere ovvero un periodo della vita di un uomo in cui grazie al ricorso a sostanze allucinogene si ha la possibilità di evadere dalla vita realee proiettarsi in un mondo proprio fatto di sensazioni, astrazioni e pensieri, che purtroppo esistono solo nella propria mente.

Visto quello che sta accadendo al panorama bancario italiano, e non solo, direi proprio che milioni di persone stanno vivendo il loro tempo delle pere. Sono inondato di richieste in posta elettronica di lettori e sostenitori che mi chiedono cosa devono fare con l’aumento di capitale di Unicredit, o se la loro banca in cui sono appoggiati rischia il default, o perchè la loro azienda si è vista ridimensionare in poco tempo il fido precedentemente accordato e così via discorrendo. Cerchiamo di fare assieme alcune riflessioni: Unicredit, la più grande banca italiana per capitalizzazione di borsa (almeno fino ad agosto 2011) è passata dai 70 euro di metà 2007 ai 2,5 euro di inizio 2012, significa una perdita di capitalizzazione di oltre il 95% (significa che se aveste investito 10.000 euro in azioni Unicredit oggi vi trovereste con meno di 500 Euro: ognuno faccia le relative considerazioni). Ma non è un caso unico, la stessa sorte, ma con proporzioni diverse, ma sempre sostenute, è accaduta anche a Banca MPS (da 3,5 a 0,25 Euro), Banca Intesa (da 6 a 1,15 Euro), Banco Popolare (da 16 a 0,90 Euro) e Ubibanca (da 21 a 2,8 Euro).
La borsa per quanto possa essere denigradata come il tempio della speculazione, in realtà rappresenta un efficiente termometro del sentiment economico, non solo riferito agli umori degli operatori che trattano i relativi titoli quotati, ma soprattutto per le aspettative che questi ultimi hanno su determinate aziende, settori o comparti economici. Pertanto il mercato al momento sta “prezzando” il valore che si considera debbano avere le banche che operano sul mercato del prestito, le quali di contrasto negli anni precedenti hanno realizzato utili mirabolanti pompando al rialzo le relative quotazioni. Le imprese bancarie, non solo in Italia, oggi stanno vivendo il loro peggior periodo in termini assoluti in quanto stanno subendo un generale e progressivo processo di deterioramento della qualità del credito precedentemente erogato. In altri termini prestiti concessi in passato a clienti considerati solvibili oggi si stanno trasformando in un incubo a causa dello scenario economico di metamorfosi di tutta l’economia occidentale.
A questo aggiungiamo anche i fenomeni di downgrade che stanno caratterizzando i governativi (titoli di stato) i quali si riflettono attraverso le fluttuazioni delle quotazioni sulla consistenza delle attività bancarie. Vi è di più, stavamo dimenticando l’EBA e Basilea 2 che impongono saggiamente il raggiungimento ed il mantenimento di un determinato coefficente di solvibilità per garantire la solidità del sistema nella sua generalità. Questo rapporto oggi è definito al 8% ovvero per ogni 100.000 euro di impieghi ogni banca deve avere un capitale proprio di almeno 8.000 euro. Oggi è la matematica la causa della serrata bancaria che sta caratterizzando il mercato del credito. Infatti avendo difficoltà a raccogliere nuovo capitale di rischio sul mercato, visto quanto abbiamo esposto prima, con il fine di aumentare il numeratore di questo quoziente, la strada più rapida diventa allora la diminuzione del denominatore e quindi il ridimensionamento degli attivi ponderati per gradi di rischio.
A riguardo è proprio su questo fronte che sta spopolando oggi il tempo delle pere, infatti in Italia vi sono centinaia di banche che non sono quotate in borsa (come banche popolari, crediti cooperativi e casse rurali) che si attribuiscono autonomamente un valore di “mercato”. Attenzione quindi, perchè quanto sopra esposto potrebbe trasformarsi in una bolla destinata a farsi sentire molto presto, a fronte di discutibili metodi di autovalutazione e autovalorizzazione: come è possibile ad esempio che banche quotate sui mercati in quattro anni perdano oltre il 90% di capitalizzazione mentre banche non quotate abbiano visto le loro “valorizzazioni personali” costantemente salire nonostante i vari momenti di turbolenza finanziaria che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Per quanto possa essere odiato o venerato, ricordate che il mercato ha sempre ragione: è solo una questione di tempo.

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DOS ANOS DE VACAS FLACAS

Inviato da jacarta il 28 gennaio 2012 - 09:16

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Recentemente, prima di Natale, sono stato a visitare e studiare il mercato immobiliare della Spagna, in particolar modo quello della Costa Blanca ed a parte lo scenario desolante e di profonda contrazione economica che ho potuto percepire de visu (ci si perde a contare i cartelli “se vende” o “se alquila”), sono rimasto colpito dalla superficialità delle cronache di commento dei giornali spagnoli anche in coincidenza dell’insediamento del nuovo governo di Mariano Rajoy. Tra le tante esternazioni e frasi fatte che ho avuto modo di leggere e sentire anche alla televisione spagnola, ve ne è stata una che mi ha particolarmente colpito “vienen dos anos de vacas flacas” ovvero ci aspettano due anni di vacche magre. Sembra più un’affermazione prosaica che una valutazione di fatto macroeconomica.

Mi rendo conto infatti che sempre più persone e interlocutori legati al mondo del lavoro e dell’impresa hanno proiezioni di quello che li aspetta completamente fuorvianti o aberranti. In Italia non ne parliamo: imprenditori ed industriali ancora credono che quello che sta accadendo sia il frutto di un periodo di difficoltà transitoria di alcuni anni, dopo di che si ritornerà ad una normale situazione di crescita e prosperità economica. Niente di più lontano dalla verità. La crisi del debito sovrano è solo la prima fase del periodo di metamorfosi economica che contraddistingue le economie occidentali. Forse il “worst case scenario” lo abbiamo definitivamente schivato a fronte della exit strategy implementata dalla Banca Centrale Europea in questi ultimi mesi ovvero la giapponesizzazione dell’ economia europea, con tassi di interesse a livelli pavimentale, debito continuamente consistente ma controllato e crescita modesta, se non irrisoria. Per chi continua ad interrogarsi se il 2012 rappresenta la fine del mondo così come ci è stato trasmesso dalle riletture del famoso calendario Maya, la risposta è più che affermativa.
Solo che non si tratta della fine del mondo, ma la fine di un mondo, quello economico occidentale. Fenomeni e potenzialità di consumo ormai al limite della saturazione, crescita esponenziale del ricorso al debito per mantenere un determinato tenore di vita, polverizzazione della capacità produttiva delle economie occidentali, invecchiamento costante e progressivo delle loro popolazioni associato a flussi demografici di incremento inesistenti, determinano la fine di un mondo e del suo ruolo di locomotiva planetaria. Ad esempio noi italiani o i cugini spagnoli non torneremo mai più ai fasti ed alle glorie di crescita e traino economico che abbiamo vissuto durante l’inizio degli anni novanta. A fronte di un mondo che finisce, ne abbiamo un altro che ormai sta prendendo il suo posto, mi riferisco ai nuovi players planetari destinati a sostituirsi in tutto a noi occidentali, pensate che l’indebitamento medio di un paese cosiddetto emergente (un tempo) si attesta a meno del 40% sul PIL, contro un 80% di media dell’economia occidentale.
Purtroppo non possiamo fare niente, solo assistere passivamente a questa trasformazione, al massimo tentare di prenderne parte come comparse sullo sfondo. La Cina ad esempio si sta riprendendo il ruolo di economia predominante nel mondo, ruolo che ha avuto e mantenuto sino al 1900, quando è stata scalzata dall’Inghilterra. Oltre ai superati BRIC, ora dobbiamo aggiungere anche i CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica), ai quali io mi sento di affiancare anche i nuovi paesi di frontiera di mia individuazione come i CESTUZ (Congo, Etiopia, Sudan, Tanzania, Uganda e Zimbawe), tutte nazioni che stanno implementando politiche di crescita, emersione ed affrancamento sociale delle loro popolazioni al fine di incrementare i livelli di benessere personale. Per un mondo che finisce e si spegne invecchiando lentamente, ne abbiamo un altro che sta emergendo progressivamente con energia e forze vitali destinate a far esplodere tutto il loro potenziale di consumo nei prossimi decenni. Questo è il 2012, la fine del primato economico in Occidente e la nascita di un nuovo equilibrio geoeconomico nel mondo rappresentato dall’emersione di giovani economie di frontiera ed il rafforzarsi nei prossimi anni di quelle un tempo chiamate emergenti.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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NATALE QUANTO STAVO MALE

Inviato da jacarta il 28 gennaio 2012 - 09:15

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Per una volta tanto non fatemi parlare solo di economia visto che ormai abbiamo tutti la nausea a forza di ascoltare giornali e televisione che non parlano altro che di Monti ed il suo Decreto Salva Italia. Non so voi, ma per me il peggior periodo dell’anno è sempre stato il mese che intercorre tra il 7 Dicembre ed il 7 Gennaio ovvero il periodo pre e post Natale, perchè è associato ad un insieme di circostanze a cui difficilmente si può scappare. Sto parlando del periodo dell’anno in cui le giornate sono più buie, sto parlando delle visite ai e dei parenti, sto parlando della corsa obbligata a comprare e fare i regali, sto parlando delle mega abbuffate tra cene e conviviali con parenti e colleghi di lavoro prima e dopo il 25 Dicembre. Un periodo dell’anno in cui freneticamente e spesso contro voglia bisogna essere disponibili a molti compromessi e momenti di aggregazione sociale forzata.

Certo quando si è bambini invece è il momento più aspettato di tutto l’anno perchè ci sono le vacanze di Natale, i regali da ricevere, i dolci da mangiare e molto spesso anche la neve con cui giocare (almeno per chi vive nelle regione del settentrione). Alla nausea ci si arriva a forza di abitudine ed imposizione rituale durante il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in cui per obbligo familiare si deve presenziare al pranzo di Natale con tutto il parentado, in mezzo agli anziani che parlano di malati, morti e persone sofferenti. Come non ricordare il pranzo che inizia alle dodici della mattina e termina alle diciotto del pomeriggio in conclusione della tombola natalizia di famiglia, come non ricordare i nonni che sorseggiano rumorosamente con il cucchiaio la minestra con il brodo di gallina tenendo il piatto inclinato, come non ricordare il panettone ed il pandoro che ti vengono offerti sino allo sfinimento assieme allo zampone, le lenticchie, il manzo lessato e tanto altro ancora.
Per i tre giorni che precedono il Natale, la televisione non fa altro che continuare a contemplare come gli italiani si apprestano a vivere e preparare la vigilia ed il pranzo del 25 Dicembre comperando generi alimentari al di là di ogni ragionevole buon senso. I tre giorni successivi invece vengono impiegati a mostrarci come smaltire l’eccesso di calorie ingerite o come riciclare gli avanzi e le cibarie avanzate dopo gli opulenti baccanali. Io sono riuscito a resistere fino a che ho potuto, più che altro per non scontentare mamma e soprattutto papà, e perchè ero stanco di dare ogni anno spiegazioni sul perchè non mangio carne e perchè sono vegetariano con una tavolata imbandita di ogni sorta di carnagione. Quando ho compiuto trent’anni mi sono sentito come Obama e mi sono detto “Yes I can” e ho detto basta e posto fine a questi riti tribali che precedono e seguono il Natale, che di spirituale o religioso oggi hanno veramente molto poco. Da allora il peggior periodo dell’anno fin qualche anno prima è diventato il periodo più atteso e desiderato di ogni anno.
Primo, perchè mi trasferisco in un paese più caldo per almeno un mese oppure me ne vado in vacanza al sole proprio nelle settimane che anticipano o precedono il Natale. Tentare di parlare con me al telefono diventa quasi impossibile, questo per evitare di fare e ricevere centinaia e centina di telefonate di auguri. Secondo, perchè la vigilia ed il giorno di Natale faccio tutto tranne che starmene seduto a ingozzarmi di cibo, standomene volutamente lontano dai parenti. Passo quasi tutta la giornata all’aria aperta, stoicamente digiunando per l’intero giorno con la consapevolezza che durante il Natale viene gettato nella spazzatura più cibo di qualsiasi altra settimana nel corso dell’anno. Ho anche smesso di mandare sms ed email di auguri generici come va di moda oggi per la la maggior parte dei casi: consiglio di farlo anche a voi per l’anno prossimo, è veramente il migliore antistress del mondo. Anyway, a tutti i lettori di questa web community, invio un sincero e fuori dal coro augurio per queste sante festività nella speranza che le vostre scelte di investimento per i mesi che ci aspettano saranno vincenti e profittevoli. Come scrisse Leonardo Sciascia, unicuique suum.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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ORIGINALE CANADESE RICARICABILE

Inviato da jacarta il 14 dicembre 2011 - 07:47

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Chi non ricorda agli inizi degli anni ottanta gli sketch di cabaret all’interno della trasmissione televisiva Drive-in dell’allora trio comico napoletano i “trettrè” quando nel mettere in scena una burla pittoresca non esitava a esternare il loro climax comico con la spassosa esternazione “originale canadese ricaricabile” ! Una bufala plateale come quella di comperare un orologio tarocco costruito in Canada e dalle caratteristiche tecniche mirabolanti. Non so se qualcuno se ne è accorto ma gli italiani di recente hanno vissuto in prima persona l’escalation mediatica di una burla di cotanta macchinazione e lungimiranza. Mi sto riferendo nello specifico al cosiddetto Decreto Salva Italia (che dovrebbe essere ribattezzato più appropriatamente come Salva Banche e BTP).

Fatemi capire: c’era bisogno di un governo tecnico di autorevoli esponenti accademici per tassare i risparmi degli italiani, aumentare l’imposizione indiretta e ridimensionare le rendite pensionistiche ? Perchè se questa doveva essere la missione governativa tanto valeva prendere un manipolo di laureati per corrispondenza all’Università di Paperopoli e il risultato forse sarebbe stato migliore. Che buggeratura, che fregatura, che turlupinatura: originale, canadese, ricaricabile ! Siamo sullo stesso piano degli sketch dei Trettrè ! Queste sarebbero le famose riforme del paese ? Così si rilancia la crescita del paese ? Così si crea stabilità ai conti pubblici ? Quanto terrorismo finanziario è stato fatto in queste ultime settimane per farvi accettare la manovra di sodomizzazione nazionale ?

Fermatevi un momento a riflettere: vi hanno inculcato l’idea che il paese stava per fallire, non si sarebbero potuti pagare pensioni e stipendi pubblici. Ma come fa a fallire un paese che ha 2 trilioni di debito e 8 trilioni di attivi della sua popolazione ? Avete mai sentito che un’azienda è fallita perchè aveva 100.000 euro di debiti, ma aveva tra liquidità e patrimonio immobiliare del suo titolare oltre 400.000 euro ? Com’è che la popolazione si indegna per la riforma delle pensioni italiane, ma nessuno si sogna di contestare la pensione sociale che viene erogata agli extracomunitari con semplice permesso di soggiorno, i quali grazie al ricongiungimento familiare dei loro genitori anziani incassano 550 euro mensili senza aver mai versato contributi all’INPS. Ancora nel paese ci sono faide fratricide tra destra e sinistra quando non hanno alcuna logica di esistenza visto che i loro due modelli economici di ispirazione sono completamente falliti: il comunismo nel 1989 e il capitalismo nel 2008.

Oggi l’unico modello economico sopravvissuto è risultato essere solo il socialismo, se non avessimo avuto in questi tre anni gli interventi dei singoli stati saremmo tornati indietro di cento anni e più. Inoltre vista la continua escalation mediatica di timore sul debito pubblico, sappiate che quest’ultimo ormai è già stato ripagato, o almeno il capitale è stato ampiamente già restituito da tempo, oggi ci stiamo preoccupando solo di restituire la capitalizzazione di interessi su interessi che si sono assommati negli anni. Una exit strategy veramente da governo tecnico che mi sarei atteso invece sarebbe stato il congelamento degli interessi sui titoli governativi detenuti da non residenti, affiancato ad un programma di ristrutturazione della durata del prestito. Altro che originale, canadese, ricaricabile.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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QUESTION TIME

Inviato da jacarta il 2 dicembre 2011 - 06:10

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Dov’è andata a finire tutta la fretta che ci aveva messo l’Unione Europea per fare le riforme? Perchè in quindici giorni di governo tecnico (vista l’urgenza) non si è ancora proposto o fatto niente di concreto per il paese? L’Italia ha avuto un debito pubblico spropositato per anni e tutto ad un tratto qualcuno si accorge che è insostenibile questa estate? Non si sono fatte le riforme, leggasi ristrutturazioni coatte per il paese, in venticinque anni di vita della nazione e ora bisogna fare tutto in meno di venticinque giorni? Ma è possibile che nessuno non si sia ancora accorto dello strano nesso di casualità? È un caso che l’assedio ai titoli di stato italiani sia iniziato solo pochi giorni dopo il famoso referendum dello scorso giugno? È possibile che qualcuno abbia visto improvvisamente svanire i piani di saccheggio che aveva ben strutturato per il nostro paese?

Qualcuno ha letto i contenuti della famigerata lettera ricevuta dall’Europa? Lo sapete che tra le tante “riforme” da implementare ci sono la privatizzazione dei servizi pubblici come i servizi idrici e la gestione degli acquedotti? Non sembrano poco casuali le dichiarazioni del nuovo Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il quale appena insediato ha  subito esternato ai media nazionali che dobbiamo rivedere le scelte sul nucleare? Non è strano che a fronte di un referendum che doveva dare il via al nuovo saccheggio dell’Italia grazie ai processi di privatizzazione a fronte del suo inaspettato esito sia iniziato subito dopo una aggressione mediatica e finanziaria al cuore del paese? È possibile che in Italia ed all’estero chi aveva interessi per miliardi e miliardi di euro, a seguito del risultato referendario abbia utilizzato tutta la sua influenza per obbligare  il paese attraverso un governo tecnico calato dall’alto a rimettere sul tavolo tutte le trattative che la popolazione ha invece platealmente bocciato o rinnegato? 

E’ possibile che nessuno percepisca una grande regia dietro le quinte contro il nostro paese? Sapete che il debito pubblico italiano odierno è quasi identico a quello che avevamo agli inizi di gennaio? Perchè nessuno si è prodigato a far pressione all’esecutivo anche in quel periodo all’Italia? Pensate veramente che il male del paese sia solo Berlusconi? Perchè dobbiamo essere schiavi del dictat tedesco quando le banche e le famiglie italiane stanno molto meglio delle rispettive tedesche? Perchè dovremmo essere un paese che rischia il default se siamo l’unico paese in grado di far pagare interamente il conto alla sua cittadinanza? Perchè anziché aiutare le banche con i Tremonti Bond nel 2008 senza aver avuto ingerenza nella politica e nella vita delle stesse banche, non abbiamo preteso di poterle governare apportando nuovo capitale di rischio proveniente dalla fiscalità diffusa?

Perchè non ci facciamo restituire i compensi che hanno percepito oltre mille parlamentari dall’inizio dell’ultima legislatura visto che sono stati talmente bravi nel dare esecuzione al loro mandato che ci hanno condotto al commissariamento del paese da parte di terzi e hanno prodotto un danno di immagine a livello mondiale per tutta la nazione? Perchè non capiamo che l’Italia è una Ferrari con il carburatore ingolfato, senza benzina nel serbatoio e con una talpa al posto di un pilota? Perchè tutta la stampa anglosassone continua a mettere in discussione il nostro paese e a renderlo ridicolo agli occhi di tutti? Come si può pensare di far crescere un’economia non proteggendo e distruggendo il tessuto industriale del nostro territori ? Perchè paesi limitrofi al nostro (Austria e Svizzera) o logistacamente contigui (Marocco, Tunisia, Slovenia, Turchia) si preoccupano di fare marketing industriale per attrarre nuovi capitali ed imprenditori italiani? Perchè non c’è mai stato un partito politico che abbia mai capito come la green economy ed il turismo sono le due uniche risorse strategiche su cui possiamo puntare per il rilancio dell’occupazione?

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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GERMANESI & COMPANY

Inviato da jacarta il 23 novembre 2011 - 08:17

Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in ItaliaEugenio Benetazzo

Se avete notato in queste ultime settimane non ho prodotto alcun redazionale su quanto è accaduto in Italia, mi sono limitato ad ascoltare e leggere il dilagante pressapochismo giornalistico di cui si sono caratterizzati i principali media nazionali. Ho rifiutato senza esitazione alcuna anche inviti di partecipazione a talk show televisivi molto popolari che hanno messo in scena la solita caccia “dalli all’untore” con dietro le quinte i tre re magi (Franceschini, Bersani e Finocchiaro) che brindavano per la tanto attesa dipartita di Berlusconi. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di Gandalf il Bianco (Mario Monti) in quanto la politica italiana degli ultimi quindici anni si è solo occupata di appoggiare e sostenere il dictat di Berlusconi oppure nel condannarlo.

Chi guardava invece l’Italia da oltre confine vedeva una dozzina di partiti ognuno diverso ideologicamente dall’altro, ma tutti accomunati dall’esigenza di compiacere a logiche di consenso elettorale. Nessuno di questi partiti sarebbe mai andato davanti alla nazione a dire la verità e cioè che per riformare il paese si sarebbero dovuti eliminare privilegi e benefits a milioni di italiani. Per questo vi invito ad immaginare al paese come ad un condominio che sta andando a fuoco (lotta di classe, perdita di competitività, oneri insostenibili sullo stock di debito, disoccupazione dilagante, mancanza di una politica industriale): che cosa si poteva fare allora in questo caso ? Chiamare l’amministratore del condominio (andare alle elezioni) oppure chiamare i vigili del fuoco (governo tecnico) ?

Il buon senso e lungimiranza dei condomini dovrebbe indurre ad allertare i vigili del fuoco, purtroppo nell’anomalia di quest’epoca i vigili del fuoco sono stati urgentemente invocati dai vicini di casa del condominio (germanesi & company) che temono il propagarsi delle fiamme anche nello loro rispettive abitazioni. L’Italia oggi rischia di portare in default o peggio al crash l’intera Unione Europea e con essa la sua giovane creature, l’euro. Sono numerose ormai le voci che danno la disfatta della moneta unica sempre più prossima: oggettivamente l’euro è ormai un progetto fallimentare, che senso ha una divisa (imposta dall’alto) in comune, con la presenza di oltre una dozzina di tassi di interesse diversi uno dall’altro. 

L’Italia si deve rifinanziare ad un tasso di interesse simile a quello in cui vigeva la lira, perciò ministri dell’Ecofin fate presto e predisponete quanto prima questi tanto sospirati eurobond ed evitate a tutta Europa di piombare nella peggiore depressione economica di tutta la storia economica occidentale. Per l’Italia comunque non c’è bisogno di tanta immaginazione per comprendere che cosa ci aspetta, e non parlo della patrimoniale sulla prima casa, della nuova mobilità sul lavoro (leggasi licenziamenti coatti), del ridimensionamento del protezionismo sociale, dell’aumento delle imposte indirette o del monitoraggio esasperato di tutte le transazioni di pagamento (lotta all’evasione).

Per quanto infatti potrà essere saggio e risolutivo il governo Monti, potrà solo mitigare l’inesorabile processo di rallentamento e declino economico che caratterizza il nostro paese manifestandosi attraverso  due fenomeni ben distinti: sul piano economico, la giapponesizzazione dell’Italia (crescita molto bassa ed invecchiamento della popolazione) mentre sul piano sociale, la sudamericanizzazione del paese (aumento della conflittualità e del disagio sociale, criminalità dilagante e schiacciamento verso il basso dei livelli di reddito personale). Cari genitori, valutate pertanto con profonda attenzione cosa far studiare ai vostri figli e soprattutto a chi e dove rivolgere le loro attenzioni ed interessi. L’Italia ormai è un paese in via di sottosviluppo, non ha più senso spendere energie, risorse, tempo e denaro per un paese morente. Monti o Tremonti il risultato non cambia.

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

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NO DELLA PUGLIA ALL’IMPIANTO EOLICO OFF-SHORE

Inviato da jacarta il 31 ottobre 2011 - 08:32

Pannelli solari

Ieri mattina la conferenza decisoria convocata dalla Regione Puglia per acquisire i pareri degli enti territoriali in merito al progetto per il mega-impianto eolico off-shore di Manfredonia ha determinato – sulla base dei pareri negativi dei comuni di Zapponeta e Margherita di Savoia, della Provincia Bat, dell’Ente Nazionale Parco del Gargano e dell’Arpa Puglia – il proprio parere negativo sul procedimento interno che fa capo al Ministero dell’Ambiente. La decisione che conferma posizioni già precedentemente espresse dalla Regione, si basa sul forte impatto paesaggistico oltre che sulle ripercussioni ambientali, in merito alle rotte prioritarie degli uccelli migratori in zona di Capitanata, e archeologiche sul sito storico a mare del parco di Siponto. “La condivisione, in sede di conferenza, di questi elementi ha determinato – si legge in una nota – il parere in ragione dell’eccessivo stress ambientale procurato dalla realizzazione del progetto e dalle ripercussioni in termini di attività di pesca e di navigazione con grave pregiudizio economico per il territorio, non compensato dalle ricadute previste dall’impianto”. “Ribadisco una volta di più – dichiara l’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro – la contrarietà di questo governo regionale ad opere, anche in termini di energia rinnovabile, che costituiscano una violenza al territorio. La Puglia è una terra di accoglienza e non abbiamo bisogno di mostri marini dinanzi alle nostre coste. Infine, a dimostrazione della bontà del lavoro di verifica tecnica fatta dalla struttura regionale, sono contento che la nostra posizione sia stata supportata da altri pareri negativi degli enti territoriali”. (9colonne)

Fonte www.9colonne.it

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ENEA PUNTA SULLE AGRO-ENERGIE

Inviato da jacarta il 31 ottobre 2011 - 08:30

Pannelli solari

Il 25 ottobre si è svolto all’Enea il workshop “De re rustica: Energia, Innovazione e Governance”, sulle potenzialità delle filiere dell’agro-energia e dell’efficienza energetica e sul ruolo strategico che l’agricoltura può svolgere per contribuire al mix energetico del Paese. Sono state messe in luce  le potenzialità energetiche ed ambientali che la valorizzazione delle nuove tecnologie in agricoltura è in grado di determinare per il sistema Paese, e una particolare attenzione è stata posta alla necessità – ormai improrogabile – di una legislazione che sia funzionale alle specificità dello sviluppo economico sostenibile del settore Agricoltura. Secondo il commissario dell’Enea, Giovanni Lelli, “il pericolo di una deriva energetica dell’impresa agricola richiede  l’esigenza di ottimizzare la governance esistente per la migliore valorizzazione  del settore, per vigilare su un uso coerente degli incentivi governativi alle rinnovabili, per evitare un’occupazione spesso incontrollata del suolo agricolo e un aumento eccessivo delle produzioni no-food, che minano fortemente lo sviluppo sostenibile del sistema agricolo e rurale del nostro Paese. L’Enea può  mettere a disposizione le sue competenze tecnico-scientifiche nei campi dell’energia da biomassa e da fotovoltaico , dell’efficienza energetica e dell’innovazione  per sostenere lo sviluppo di una green economy dell’agricoltura”. Il Piano d’Azione Nazionale per l’energia rinnovabile 2010 del Governo prevede una percentuale del 45% di tutta l’energia rinnovabile prodotta entro il 2020 in termini di energia elettrica, termica e biocarburanti, proveniente dalle filiere della biomassa del sistema agricolo. L’Enea, che è responsabile del Piano d’Azione Efficienza Energetica, è impegnata da tempo nella definizione di un “Pacchetto Certificati Bianchi” per le filiere dell’efficienza energetica e per le agro-energie. E’ stato stimato un contributo alla politica energetica europea al 2020 per un risparmio di energia da fonti fossili di circa 14 Mtep, e un beneficio ambientale dovuto alla riduzione di circa 40 Milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera. In collaborazione con le associazioni di categoria, Enea ha evidenziato che il sistema agro-alimentare richiede un consumo di energia pari a circa 20 Mtep, di cui 16,3 Mtep dalle imprese agricole e 3,1 Mtep dall’industria alimentare. Il fatturato complessivo del sistema agro-alimentare, con circa 200 miliardi di euro, di cui un terzo provenienti dall’agricoltura e per gli altri due terzi dall’industria alimentare, contribuisce per oltre il 12% al PIL.  L’Enea, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, ha individuato una serie di interventi di efficienza energetica e di produzione di energia da rinnovabili nelle filiere agricole finalizzati alla riduzione della spesa energetica e degli impatti ambientali. Questi interventi, basati essenzialmente sull’efficienza energetica e sull’energia da biomasse, consentono di  integrare il reddito economico delle aziende agricole, e allo stesso tempo,  favoriscono l’occupazione e la nascita di nuove professioni , i cosiddetti “green jobs”. Gli interventi individuati per il sistema agricolo riguardano l’ottimizzazione energetica ed ambientale dei sistemi serra e delle produzioni biologiche, la riduzione degli sprechi alimentari, l’applicazione delle coperture vegetali agli edifici e la produzione di energia da biomassa. Il titolo del convegno ha preso spunto dal trattato De re rustica di Lucio Giunio Moderato Columella,  scritto nel I secolo d.C. , costituito da dodici libri, che rappresenta il primo trattato delle pratiche agricole in uso nelle aree dell’Impero Romano. (9colonne)

Fonte www.9colonne.it

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