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		<title>CRISTINA FACCI SOGNARE</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1211"></g:plusone></div>
Eugenio Benetazzo In pochi ne sono a conoscenza, ma Cristina Fernandez de Kirchner, attuale primo ministro argentino (in vero il titolo è Presidente della Nazione) è con grande presunzione uno tra i primi cinque migliori governatori al mondo. L&#8217;Argentina sotto la sua guida, emanazione e continuazione di quella del defunto marito Nestor Kirchner, sta sorprendendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1211"></g:plusone></div>
<div class="mceTemp">
<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>In pochi ne sono a conoscenza, ma Cristina Fernandez de Kirchner, attuale primo ministro argentino (in vero il titolo è Presidente della Nazione) è con grande presunzione uno tra i <strong>primi cinque migliori governatori</strong> al mondo. L&#8217;Argentina sotto la sua guida, emanazione e continuazione di quella del defunto marito Nestor Kirchner, sta sorprendendo il mondo, in tutti i sensi. Il programma di governo, di impronta socialista se non nazionalista, sta consentendo una impensabile <strong>recupero e trasformazione per l&#8217;economia</strong>del paese dei Tango Bond che fino a dieci anni fa veniva denigrato ed odiato da quasi tutto il mondo per il suo salutare default finanziario (salutare per la sua popolazione). Sotto la guida di Cristina, l&#8217;Argentina ha in meno di cinque anni dimezzato il tasso di povertà (su base demografica) e raddoppiato al tempo stesso il tasso di istruzione, aumentando la percentuale del PIL (dal 3% al 6%) investito in miglioramenti infrastrutturali per l&#8217;educazione scolastica proponendo ad esempio l&#8217;accesso al web a tutti.</p>
<div></div>
<div>La Fernandez è un premier da invidiare: il suo operato di stampo peronista è volto a far crescere il paese ed a proteggerlo al tempo stesso. Con il neocostituito Ministero della Produzione e la <strong>detassazione dei capital</strong>i provenienti dall&#8217;estero, Cristina dimostra di avere le idee molto chiare: la nuova politica industriale argentina deve essere volta a creare occupazione incentivando le grandi multinazionali ad insediarsi per <strong>creare nuovi posti di lavoro attraverso benefits fiscali</strong> allettanti (noi italiani facciamo il contrario). La politica nazionalista non trova miglior paese al mondo in cui manifestarsi ed esprimersi arrivando persino ai piani di rimpatrio dei ricercatori argentini trasferitisi all&#8217;estero: sostanzialmente si richiamano in patria gli argentini che se ne sono andati perchè non remunerati o gratificati in patria (anche qui noi italiani potremmo fare scuola). L&#8217;ultima provocazione (da ammirare e copiare) è il <strong>piano di nazionalizzazione</strong> (per non dire esproprio) della partecipazione detenuta dal gigante petrolifero spagnolo Repsol sulla YPF (Yacimientos Petrolíferos Fiscales), l&#8217;azienda petrolifera dello stato argentino.</div>
<div></div>
<div>Quest&#8217;ultima, prima privatizzata e dopo acquistata interamente nel 1999 dalla Repsol appunto. In buona sostanza la Kirchner vuole riprendersi con un atto di sovranità popolare una risorsa strategica per la nazione: il petrolio argentino. <strong>Vai Cristina facci sognare</strong>. Magari anche in Italia ci fossero leader e rappresentanti degli interessi della nazione di questa portata. Sulla scia dell&#8217;esempio argentino infatti il nuovo e futuro leader italiano (non Mario Monti che ormai si è trasformato di fatto da tecnico a politico) dovrebbe replicare questo operato, <strong>espropriando per motivazioni di interesse nazionale</strong> le partecipazioni che detengono le varie fondazioni nelle due grandi banche italiane (Unicredito e IntesaSanPaolo). Nello specifico, il nuovo premier italiano dovrebbe nazionalizzare le quote detenute da Fondazione Cariverona e Fondazione Caritorino in Unicredit Banca rispettivamente del 3,5 % ciascuna, trasformando lo Stato Italiano nel primo azionista assoluto (la Libia sarebbe al 7,5% mettendo insieme Libia Investment Authority e la Banca Centrale Libica).</div>
<div></div>
<div>Uguale operazione si dovrebbe implementare con IntesaSanPaolo nazionalizzando le quote detenute dalle Fondazioni San Paolo (10%), Cariparo (5%), Cariplo (4,7%) e Caribo (2,7%) arrivando a controllare quasi il 25% della banca. A quel punto <strong>spingere a una fusione</strong> tra i due istituti orchestrata dallo Stato per costituire la più grande banca italiana privata (ma soggetta a controllo e governance pubblico) e la terza in Europa per patrimonio netto tangibile dopo Deutsche Bank e Credit Agricole (stando almeno ai dati di Giugno 2011). La banca così costituita potrebbe migliorare notevolmente la propria redditività complessiva riducendo corposamente i costi operativi, <strong>rafforzando il suo patrimonio</strong> attraverso dismissioni di immobili (pensate a quante filiali verrebbero smantellate a parità di assets e impieghi complessivi postfusione). A quel punto avendo una <strong>banca a controllo statale</strong> rafforzata nel patrimonio e più competitiva (che detiene oltre il 60% del mercato dei servizi bancari) si potrebbero intraprendere tutte le nuove riforme che necessita oggi il mercato del credito rivedendo le modalità di supporto ed affiancamento alla piccola e media impresa, certi che la nuova banca diverrebbe uno <strong>straordinario strumento di politica</strong> economica non convenzionale sotto l&#8217;egida dello Stato nell&#8217;interesse della nazione.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1211&via=jacarta&text=CRISTINA FACCI SOGNARE&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>IL GRANDE PROTETTORE</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:03:08 +0000</pubDate>
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Eugenio Benetazzo Potete lamentarvi, scioperare o peggio ancora suicidarvi ma il risultato non cambierà: stiamo vivendo una nuova selezione darwiniana sia sul piano imprenditoriale, professionale e familiare. Si salverà in qualità di imprenditore, lavoratore o padre di famiglia chi ha avuto più buon senso e lungimiranza degli altri negli anni passati, preservando il proprio patrimonio, [...]]]></description>
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<div class="mceTemp">
<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Potete lamentarvi, scioperare o peggio ancora suicidarvi ma il risultato non cambierà: stiamo vivendo una nuova <strong>selezione darwiniana</strong> sia sul piano imprenditoriale, professionale e familiare. Si salverà in qualità di imprenditore, lavoratore o padre di famiglia chi ha avuto più buon senso e lungimiranza degli altri negli anni passati, preservando il proprio patrimonio, continuando a risparmiare, limitando o proprio evitando il ricorso al debito, investendo nel nuovo che adesso sta emergendo, pensando come si suol dire fuori dal coro. Mi fanno ridere i servizi di inchiesta televisiva predisposti ad hoc dai talkshow italiani per cercare di suscitare la <strong>compassione</strong>dei telespettatori nei confronti di giovani coppie che si trovano adesso in difficoltà per il mutuo o gli eccessi di debito che hanno contratto con la loro banca. Sull&#8217;ultimo che ho visto veniva intervistata una giovane coppia in cui lei (in dolce attesa) lavorava a cottimo su chiamata in una cooperativa mentre lui faceva l&#8217;addetto in un call center. Si lamentavano del mutuo e inveivano con la banca perchè aveva inviato loro una comunicazione per il mancato pagamento delle ultime tre rate.</p>
<div></div>
<div>Parliamoci chiaro: a persone come queste, nessuno ha puntato una pistola alla tempia e li ha obbligati a contrarre un <strong>mutuo a trentanni a tasso fisso</strong>, nessuno li ha obbligati a comprare a rate un mega appartamento con la station wagon fiammante nuova sotto il culo, nessuno li ha obbligati a richiedere ed utilizzare una carta di credito con plafond revolving  per comprare la televisione al plasma o peggio ancora per andare in vacanza a rate. Troppo facile adesso prendersela con le banche. <strong>Prenditela con te stesso</strong>. Tu sei la causa dei tuoi mali se ti sei lasciato convincere a contrarre troppo debito facile, se hai intrapreso scelte di vita (come sposarsi e fare figli) senza avere messo da parte un minimo di risparmio per le spese di contingenza e i momenti di difficoltà. Sul fronte imprenditoriale forse è ancora peggio: adesso si vede chi è veramente imprenditore e <strong>ha capitalizzato la propria azienda</strong>, magari anche vendendola per abbandonare il mercato di riferimento iniziale per intraprendere un altro mestiere o una nuova attività imprenditoriale in altro settore.</div>
<div></div>
<div>La propaganda mediatica ogni giorno ci racconta di sempre più persone che decidono di togliersi la vita perchè hanno perso il lavoro o perchè la loro azienda è ormai in fin di vita: episodi di cronaca nera che purtroppo <strong>continueranno ad aumentare</strong> in numero crescente nei prossimi anni. Non si tratta di qualche mese e dopo ritornerà il sereno, siamo appena agli inizi. Una trasformazione epocale del mondo del lavoro, del modo di fare impresa e del modo di pianificare la nostra vita (famiglia, pensione, welfare). La maggior parte degli italiani (studenti, lavoratori e imprenditori) è psicologicamente ancora impreparata a metabolizzare quanto sta caratterizzando questi ultimi due anni: la causa è da ricercare proprio in un Paese come il nostro, <strong>il grande protettore</strong>, che ci ha sempre stati abituati ad essere protetti e supportati per qualsiasi richiesta o stato di malessere. Adesso che lo Stato deve limitare il suo intervento a sostegno del tessuto sociale, adesso che deve fare marcia indietro con il modello di stato sociale sfacciatamente protezionistico di cui si è vantato negli anni prima, adesso percepiamo cosa significava in passato essere coccolati.</div>
<div></div>
<div>Iniziate pertanto ad entrare il prima possibile in sintonia con questo cambiamento, come imprenditori e lavoratori metabolizzate il fatto che solo voi con le vostre risorse, il vostro estro, talento e i vostri risparmi potrete supportare momenti di tensione e di ulteriore futura contrazione economica. Non ci sarà <strong>mai più quella serenità</strong> che ha contraddistinto la vita dei nostri genitori: quanto è stato garantito loro infatti adesso lo dovranno pagare proprio i più giovani paradossalmente con ingenti sacrifici e rinunce, vivendo in  uno stato di insicurezza e disagio continui. Non confidate nella politica (presente o futura) per uscire dal tunnel: ci siamo entrati e non ne usciremo mai più. Cominciate a familiarizzare il più possibile sull&#8217;immagine che proiettarà il <strong>nostro paese tra una decina di anni</strong>: la maggior parte della popolazione ridotta in uno stato di povertà endemica, con livelli reddituali pavimentali, grande conflittualità sociale amplificata dalla presenza di maestranze extracomunitarie ed infine una piccola nicchia del paese molto ricca e benestante. Sostanzialmente il modello sudamericano degli anni settanta: tanti poveri e pochi ricchi.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1209&via=jacarta&text=IL GRANDE PROTETTORE&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>PREPARATE I FUCILI</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:02:09 +0000</pubDate>
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Eugenio Benetazzo Ma quali scope per far pulizia, preparate piuttosto i fucili perchè il clima che si sta percependo ci sta portando diretti ad un futuro Piazzale Loreto. Ancora non lo capite, noi italiani della democrazia non ce ne facciamo proprio nulla, i recenti retroscena che hanno caratterizzato le cronache leghiste rappresentano l&#8217;ennesima dimostrazione di [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Ma quali scope per far pulizia, preparate piuttosto i fucili perchè il clima che si sta percependo ci sta portando diretti ad un futuro Piazzale Loreto. Ancora non lo capite, noi italiani della democrazia non ce ne facciamo proprio nulla, i recenti retroscena che hanno caratterizzato le cronache leghiste rappresentano <strong>l&#8217;ennesima dimostrazione </strong>di come non esista sulla sfera politica italiana il cosidetto “unto del signore”. Ma quale seconda Repubblica ! Ma quale cambiamento ! Cosa pensate adesso che cambiando per la terza volta tutta la classe politica italiana e pagandoli a 1000 euro al mese improvvisamente e magicamente l&#8217;Italia cambi ? Magari in meglio ? Vedrete ripetere a distanza di dieci anni dal primo insediamento le stesse gesta di chi li ha preceduti. Oggi i media nazionali, la rete e persino la base della lega stessa paragonano Umberto Bossi addirittura a Bettino Craxi. Ma come proprio un partito che quasi vent&#8217;anni fa si è presentato come <strong>l&#8217;alternativa al marcio italiano</strong>, al favoritismo, all&#8217;assistenzialismo, facendo della meritocrazia il suo cavallo di battaglia, si sporca invece di queste stesse manifestazioni di politica aberrante ?</p>
<div></div>
<div>Tanti ancora vedo che non lo capiscono, o fanno finta di non capire, perchè il tutto li ferisce interiormente e magari anche patrioticamente, ma agli italiani <strong>serve un unico e solo leader</strong> con elevatissimo consenso popolare (non elettorale), chiamatelo come meglio credete, leader, vate, duce, doge, re, imperatore, principe, condottiero: l&#8217;importante che sia uno solo. Come scrisse Tolkien uno solo per comandarli tutti. Di questo oggi bisogna essere tristemente consapevoli, decenni di <strong>fantomatica democrazia alternata</strong> di continuo tra governi di coalizione e governi di umiliazione, non hanno fatto altro che produrre un paese di fatto ingovernabile, ingestibile e insanabile. Chi in età giovanile ha un minimo di buon senso e cognizione di capacità che qui non potranno mai emergere prende e se ne va oltre confine. Facendo benessimo. Le <strong>menti migliori pertanto scappano</strong> o vengono assoldate dalle corporations straniere, mentre in questo modo rimangono a presidiare il paese un branco di cialtroni, incompetenti e mediocri. Qualcuno si salva per carità, non vogliamo mettere tutti gli italiani con il culo nella griglia, ma rimangono pur sempre una esigua minoranza, statisticamente non rilevante.</div>
<div></div>
<div>Vivendo all&#8217;estero ci si rende conto che cosa significa essere italiani e come si viene dipinti dai colleghi europei: effettivamente come dare loro torto, chi è causa del suo male pianga se stesso, recita il noto detto. Ed il nostro male non si insinua nella politica, che di fatto rappresento lo specchio della popolazione, ma <strong>nel nostro recente percorso di nascita</strong> storica. Questa cosidetta nazione che in realtà è un coacervo di 20 popolazioni che non hanno niente in comune tra di loro tranne la religione ed in alcuni casi la lingua, sono state tratte con l&#8217;inganno ad unirsi con l&#8217;intento di far risorgere le aspirazioni di nazionalità che hanno portato alla nascita dello stato regionale italiano. Con l&#8217;unificazione iniziano le problematiche, le dicotomie, le diversità, le deficienze ormai insormontabili, non solo sul piano infrastrutturale, ma anche ideologico. Proprio ai leghisti scrivo di <strong>andarsi a studiare come è veramente</strong> iniziata l&#8217;industrializzazione delle ricche regioni del Nord (ma all&#8217;inizio povere ed indebitate), grazie al saccheggio e colonizzazione di quelle del Sud allora governate e protette con lungimiranza dal regime borbonico. Con l&#8217;Unità d&#8217;Italia si sono poste le basi per un periodo di incubazione del marcio che oggi ci contraddistingue tutti: il mancato riconoscimento dello Stato e di tutto quello che esso rappresenta.<br />
Questo ha portato dal Nord al Sud a vedere sino ai giorni nostri il nuovo Stato italiano come un nemico da sconfiggere e <strong>cercare di turlupinare</strong> perchè ha disatteso le promesse iniziali: il Nord si è trovato a mantenere a vita il Sud per il suo contributo iniziale, il Sud è stato trasformato in un paese endemicamente povero proprio perchè è stato raggirato al pari di un furfante con l&#8217;inganno ad aiutare il Nord in un processo di industrializzazione elargendo oltre la metà delle proprie (allora) ingenti risorse erariali. Lo Stato e la politica pertanto rappresentano solo una “terra di mezzo” da <strong>occupare e contingentare</strong> con la quale fare affari per conto proprio, creare favoritisimi e rapporti clientelari, gestire le risorse del territorio in partnership con la criminalità e impedire ai giovani emergenti con merito di ribellarsi. Per questo motivo aspiro al giorno in cui un altro clone di Lorenzo il Magnifico riuscirà ad emerge con una impronta politica trasversale, priva di colore o bandiera politica, portavoce di un processo di risanamento popolare e cultura del cambiamento, qualora servisse, anche imposta con la forza. Come italiani abbiamo continuamente dimostrato solo di non essere in grado di gestire i nostri interessi se messi nelle <strong>condizioni di concertare democraticamente</strong> (almeno sulla carta) su ogni questione vitale, proprio perchè intasati e contraddistinti da mille interessi conflittuali  interni che non esisterebbero in un paese con una guida maggiormente autoritaria.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1207&via=jacarta&text=PREPARATE I FUCILI&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>LA PROPOSTA DEGLI OTIF</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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Eugenio Benetazzo Forse non si desume dall&#8217;opinione pubblica occupata a osannare o denigrare il montismo come il nuovo fenomeno politico di portata mediatica, tuttavia la priorità nazionale non è l&#8217;art. 18 o il ridicolo sdegno della politica per le esternazioni di Calearo, quanto piuttosto la composizione e la detenzione dello stock di debito pubblico italiano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1205"></g:plusone></div>
<div class="mceTemp">
<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Forse non si desume dall&#8217;opinione pubblica occupata a osannare o denigrare il montismo come il nuovo fenomeno politico di portata mediatica, tuttavia la priorità nazionale non è l&#8217;art. 18 o il ridicolo sdegno della politica per le esternazioni di <a title="" href="http://www.youtube.com/watch?v=vvU8QVnTZvM" target="_blank">Calearo</a>, quanto piuttosto la <strong>composizione e la detenzione</strong> dello stock di debito pubblico italiano. Attenzione, non mi sto riferendo alla dimensione elefantiaca dello stesso quanto invece a come e quanto in percentuale questo debito è detenuto. Sostanzialmente per farla breve un anno fa circa il 55% del debito pubblico italiano era nelle mani di operatori finanziari istituzionali (banche, fondi &amp; company) tutti <strong>rigorosamente non residenti</strong>in Italia. Oggi questa percentuale è scesa al 45% grazie alle operazioni di LTRO della BCE che ha consentito alle banche italiane di acquistare una parte consistente del debito, sostenere le quotazioni e realizzare proventi straordinari (che hanno salvato non poco i bilanci delle stesse nello scorso esercizio).</p>
<div></div>
<div>Quanto stiamo vivendo (governo tecnico, aumento delle imposte generalizzato, stato privo di risorse) non è altro che una conseguenza di questa composizione ovvero quasi la metà del debito è nelle mani di investitori istituzionali di rilevanza che pretendono il regolare pagamento degli interessi ed il <strong>rimborso puntuale delle tranche</strong> in scadenza (imponendo pertanto al nostro paese Mario Monti quale garante dello stabilità e serenità finanziaria). La priorità nazionale che dovrebbe essere sbandierata da quella che rimane oggi dalla vecchia e screditata classe politica (destra, sinistra, centro, lega &amp; company) è rappresentata proprio dalla necessità di ricomperarsi da parte degli italiani il loro stesso debito: questo per evitare di essere comandati da altri e soprattutto per <strong>evitare ingenti oneri finanziari </strong>solo per accontentare qualche tycoon russo, cinese o saudita. La popolazione italiana avrebbe le potenzialità per fare questo, nel senso che esistono le risorse finanziarie in mano agli italiani per fare questa operazione epocale, non mancano infatti le credenziali e le motivazioni.</div>
<div></div>
<div>Pensate che solo gli asset finanziari (giacenze di liquidità, depositi vincolati, gestioni patrimoniali, titoli azionari e obbligazioni varie) nei portafogli delle famiglie italiane ammontano a oltre 3,7 trilioni di euro. Per questo motivo mi faccio unico promotore ed ideatore in Italia degli OTIF, letteralmente <strong>Obbligazioni del Tesoro con Incentivo Fiscale</strong>. Nuovi strumenti finanziari ibridi di ultima generazione emessi dal Tesoro Italiano ad un tasso particolarmente modesto compreso tra un 2 ed un 3% con scadenze non superiori ai 5 o 10 anni. A queste condizioni di remunerazione nessuno si sognerebbe di sottoscriverli soprattutto visto anche il rischio paese oggi tra gli ultimi scalini della categoria dell&#8217;investment grade (BBB+). Tuttavia gli OTIF sarebbero accomunati da un incentivo fiscale <strong>esercitabile tramite opzione</strong> che li trasformerebbe in titoli molto desiderati ed apprezzati: nello specifico, a scelta del nuovo sottoscrittore, o lo scudo fiscale o la detassazione del carico fiscale personale.</div>
<div></div>
<div>Per fare un esempio in caso di sottoscrizione di OTIF per un taglio di Euro 100.000 il contribuente italiano potrebbe optare per uno scudo fiscale attravreso una copertura sino a Euro 100.000 <strong>in caso di contenzioso</strong> con l&#8217;Agenzia dell&#8217;Entrate sulle poste di imponibile accertato: chi detenesse OTIF pertanto ha una sorta di protezione oggettiva che fa decadere la possibilità di irrogare sanzioni. Una seconda opzione è rappresentata dalla <strong>detassazione del carico fiscale</strong> complessivo che grava su ogni contribuente: per ogni Euro 100.000 di OTIF sottoscritti e detenuti è possibile in opzione beneficiare di uno sconto di 10/20/30 punti percentuali sull&#8217;ultima aliquota progressiva, arrivando anche ad annullarla. Gli OTIF per la loro appetibilità consentirebbero pertanto di rimborsare anticipatamente le vecchie emissioni di BTP in mano agli investitori non residenti (gravati da interessi tra il 6 ed il 7% annuo) sostituendoli con titoli di stato decisamente meno onerosi, che porterebbe a far risparmiare tra i 50/60 miliardi all&#8217;anno di interessi sul debito pubblico. L&#8217;aspetto più determinante comunque rimarrebbe la capacità del paese di <strong>liberarsi dagli stranieri</strong> che detengono il debito nazionale, i quali per il peso istituzionalmente rilevante possono avere ingerenza nella vita politica ed economica italiana proprio come sta avvenendo ormai da mesi.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
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<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1205&via=jacarta&text=LA PROPOSTA DEGLI OTIF&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>ULTIMA CHIAMATA</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 05:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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Eugenio Benetazzo Tutta l&#8217;opinione pubblica con la complicità dei mass media è incentrata ormai da quasi tre mesi solo ed esclusivamente sull&#8217;articolo 18. Come sempre l&#8217;italiano della strada è pervaso di classismo socialeper cui se sei a favore della sua abolizione allora sei un sporco capitalista, mentre se sei contrario sei un povero comunista. Da [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Tutta l&#8217;opinione pubblica con la complicità dei mass media è incentrata ormai da quasi tre mesi solo ed esclusivamente sull&#8217;articolo 18. Come sempre <strong>l&#8217;italiano della strada è pervaso di classismo sociale</strong>per cui se sei a favore della sua abolizione allora sei un sporco capitalista, mentre se sei contrario sei un povero comunista. Da oltre otto anni ho delocalizzato la mia vita e la mia attività professionale in un altro paese europeo, questo con l&#8217;intento di ricrearmi una sorta di scialuppa di salvataggio nell&#8217;eventualità che l&#8217;Italia faccia la fine della Costa Concordia (possibilità giorno dopo giorno sempre più elevata). Attenzione ho menzionato il Costa Concordia e non il Titanic, il primo esempio infatti porta a immaginare all&#8217;arenamento del paese e non al suo affondamento. Sulla carta infatti abbiamo almeno evitato il baratro finanziario, non che questo debba spegnere la sirena d&#8217;allarme che sta suonando da qualche anno.</p>
<div></div>
<div>Sino ad oggi la possibilità di rivedere o eliminare questo articolo di legge è contemplata solo come casistica di danno per i lavoratori, nessuno affronta il tutto dalla parte di chi invece fa impresa. Il paese è diviso in due: chi sta con i sindacati e chi si schiera contro. Sul piano economico<strong> l&#8217;Italia non è una democrazia de facto</strong>, infatti è succube di una dittatura sindacale ortodossa. Dopo questa affermazione immagino gli insulti ed offese che mi arriveranno, a cui ormai faccio spallucce, pur tuttavia lasciatemi raccontare un episodio. Alcuni mesi fa sono stato invitato a tenere una lectio magistralis presso un istituto superiore di una regione meridionale, al termine del mio intervento molti studenti mi hanno avvicinato raccontandomi come oggi grazie ai sindacati non sia possibile implementare nel loro territorio le 35 ore. Queste ultime niente hanno a che fare con Bertinotti, quanto piuttosto alla possibilità per nuove aziende di insediarsi nel territorio in questione creando occupazione a tempo indeterminato, incentivate dal fatto che i giovani disoccupati del posto (pur di lavorare) sono disposti a fare 40 ore settimanali e farsene retribuire solo 35.</div>
<div></div>
<div>In Italia tutto questo rappresenta un&#8217;eresia, è tabù proprio come l&#8217;articolo 18.  Infatti non è previsto derogare ad un contratto nazionale e né alla concertazione sindacale: così facendo si genera <strong>disoccupazione ortodossa</strong> a causa di un establishment sindacale con una mentalità ormai obsoleta e fallimentare. Negli altri paesi questa possibilità (non imposta, ma proposta dalle stesse maestranze)  sarebbe vista come lungimiranza e buon senso. Negli altri paesi, ma non in Italia. Al momento attuale la moria di aziende unita al tasso di abbandono (anche per fenomeni di  delocalizzazione) provocherà un <strong>costante peggioramento</strong> delle opportunità di occupazione, in quanto ormai è pura follia continuare a produrre in Italia avendo le opportunità di insediamento produttivo in paesi a noi vicini come Serbia, Turchia e Slovacchia (senza contare gli sgravi fiscali). Ormai è <strong>un&#8217;ultima chiamata</strong> per il paese, osservato speciale dall&#8217;esterno, obbligato a dare dimostrazione di un cambio di mentalità abbandonando le logiche medioevali a cui si è ispirato sino ad oggi: e vai con gli insulti.</div>
<div></div>
<div>Come più volte ho ricordato e scritto i lavoratori dipendenti italiani (solo quelli assunti a tempo indeterminato) sono sempre stati protetti da tutti a da tutto oltre ogni ragionevole buon senso, ed anche loro presi nella generalità rappresentano l&#8217;ennesima casta di privilegiati ed intoccabili del paese. Tuttavia adesso con la <strong>metamorfosi di tutta l&#8217;economia occidentale</strong> e lo spostamento verso l&#8217;Asia del baricentro del mondo produttivo, ci troviamo volenti o nolenti a dover rivedere questo protezionismo sociale sfrenato del posto di lavoro. Sono veramente pochi quelli (sia lavoratori che imprenditori, non parliamo dei sindacalisti) che oggi riescono a proiettarsi con la mente a quello che sarà il destino che attende il nostro paese ed il suo potenziale occupazionale. L&#8217;Articolo 18 se non sarà accettato dai partiti e dalle forze sindacali, assieme a una <strong>maggior deregulation del mercato</strong> del lavoro sarà in ogni caso imposto nei prossimi anni dal mercato con tutte le sue spiacevoli conseguenze.</div>
<div></div>
<div>Ma non sarà imposto dal mercato delle imprese italiane, ma da quello delle imprese italiane controllate da quelle cinesi. Stiamo subendo una lenta, e progressiva opera di <strong>penetrazione da parte di imprese</strong>, lavoratori ed artigiani cinesi proprio all&#8217;interno di casa nostra: all&#8217;inizio si limitavano a comprare la tabaccheria e la pizzeria del nostro quartiere, adesso con il sostegno di Pechino stanno acquistando partecipazioni in aziende strategiche italiane, marchi, know how e brevetti italiani, oltre a detenere una parte consistente del nostro debito pubblico (superiore al 4%). Di fatto in Italia si stanno già creando le condizioni esogene per una devolution del mercato del lavoro non più soggetto alla contrattazione sindacale come un tempo. Stando alla mentalità classista italiana che ingessa il paese e non lo porta a difendersi o a studiare manovre di contenimento (al di là della ormai occulta compiacenza politica italiana) è quasi certo che i vostri figli e nipoti <strong>saranno condannati</strong> nella maggior parte dei casi a fare gli sguatteri e i manovali a chiamata dei cinesi.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1203&via=jacarta&text=ULTIMA CHIAMATA&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>TUTTO VERO TUTTO NERO</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 22:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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Eugenio Benetazzo L&#8217;altro giorno nella marca trevigiana mentre mi accingevo ad entrare in autostrada, in prossimità del casello vi erano due pattuglie di finanzieri che fermavano auto sportive di grossa cilindrata e verificano le varie generalità, in fila c&#8217;erano una Corvette, un Cayenne e un Q7 ed i relativi conducenti intenti a gesticolare o inveire. [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>L&#8217;altro giorno nella marca trevigiana mentre mi accingevo ad entrare in autostrada, in prossimità del casello vi erano due pattuglie di finanzieri che fermavano auto sportive di grossa cilindrata e verificano le varie generalità, in fila c&#8217;erano una Corvette, un Cayenne e un Q7 ed i relativi conducenti <strong>intenti a gesticolare o inveire</strong>. Un venditore presso un concessionario di un noto brand automobilistico d&#8217;elite mi ha confidato che negli ultimi tre mesi sono crollate le vendite e molte sono state annullate rimettendoci anche la caparra di fermo veicolo, sono esplosi invece i ritiri dell&#8217;usato di grande cilindrata indirizzato verso i paesi dell&#8217;area balcanica. Per anni in Italia non si è mai implementata seriamente una caccia all&#8217;evasore e tutto ad un tratto diventa la priorità nazionale. Forse più che priorità sarebbe da definirla la <strong>contingenza nazionale</strong>. In Italia si evade o si favorisce indirettamente l&#8217;evasione su larga scala ed a ogni livello, dal povero pensionato al grande industriale.</p>
<div></div>
<div>Tutto questo rappresenta una caratteristica genetica della popolazione, una sorta di vendetta silente contro le istituzioni e i loro rappresentati. Non possiamo farci niente, nella maggior parte dei casi è una sorta di salvezza per mantenere in piedi le piccole e medie imprese altrimenti schiacciate da una pressione fiscale soffocante che le porterebbe presto alla morte economica. Si evade a fronte di una constatazione oggettiva e tutto sommato condivisibile, almeno sul <strong>piano ideologico</strong>: perchè dare risorse e fondi a uno stato despota che non protegge le imprese dalla concorrenza sleale o dalla contraffazione ? perchè dare a uno stato che ha una classe politica fatta di mediocri, incompetenti e <a title="" href="http://www.youtube.com/watch?v=SiZfn1iCHTk" target="_blank">cialtroni</a> ? perchè dare a uno stato che non incentiva ed aiuta chi crea occupazione ? perchè dare a uno stato che non punisce severamente i reati ? perchè dare a uno stato che mantiene un apparato amministrativo costituito in misura rilevante da fannulloni, raccomandati o paraculati ?</div>
<div></div>
<div>In questo momento in cui non si può non dare atto a Monti &amp; Company di aver salvato l&#8217;Italia almeno dal baratro finanziario (ancora oggi ricevo insulti per questa mia presa di posizione, tuttavia in pochi sono veramente consapevoli dei rischi che abbiamo corso tra ottobre e novembre dello scorso anno) ci troviamo in un <strong>contesto quasi paradossale</strong>. La nazione ha vissuto per oltre 25 anni sopra le proprie possibilità senza mai curarsi di ristrutturare e ridimensionare il peso dello stato sociale e dell&#8217;amministrazione pubblica, adesso deve pensare di implementare tutto questo in meno di 25 mesi, in un <strong>periodo di stagflazione</strong> quasi mondiale. Pertanto si è obbligati a ricorrere a soluzioni del tipo “dalli all&#8217;evasore” con l&#8217;intento di drenare e raccogliere quante più risorse possibili per aumentare velocemente le entrate. Tuttavia lo stato di polizia fiscale che sta emergendo ormai da mesi produce l&#8217;effetto opposto ovvero quello di contrarre ulteriormente le entrate ed il gettito fiscale in quanto si arrestano i consumi, anche quelli dei contribuenti e risparmiatori che vorrebbero spendere ma temono nel farlo.</div>
<div></div>
<div>Solo con uno spudarato e scioccante taglio ai costi dello stato si può risollevarsi e con questo termine intendo il licenziamento di almeno un milione di posti di lavoro dal settore pubblico ed affini (soprattutto parlamento, sprechi, privilegi ed enti locali compresi). Nel mio <a title="" href="http://eugeniobenetazzo.com/manifestoeconomico.htm" target="_blank">manifesto economico</a> ho proposto l&#8217;accorpamento amministrativo per i Comuni sotto i 25.000 abitanti e sono stato messo in croce dalla <strong>politica, dai politicanti e dai vari impiegati pubblici</strong>. Non è facile in un paese straconservatore come il nostro accettare una soluzione di questa portata, tuttavia solo diminuendo improvvisamente i costi degli apparati pubblici è possibile ipotizzare una diminuzione immediata e benefica della pressione fiscale. In parallelo si devono a quel punto creare le condizioni per un veloce reinserimento degli ex dipendenti pubblici attraverso una nuova politica industriale per il paese che incentiva fiscalmente chi crea occupazione e penalizza chi delocalizza fuori dai confini nazionali.</div>
<div>Quanto rimprovero adesso è il comportamento che sta ostentando il governo tecnico che di fatto è diventato un governo politico a tutti gli effetti in ricerca continua di consenso e concertazione tra le varie parti. Che senso ha chiamare un tecnico per risolvere una fase di stallo, se dopo lo stesso <strong>deve riscontrarsi e ricevere il blessing continuo</strong> di chi ha impatanato e compromesso la crescita del paese per anni. Ancora una dimostrazione che in questa nazione della democrazia e dei partiti non te ne fai proprio niente. Ricordo spesso a mio padre che è nato durante un periodo di dittatura e che con molta presunzione morirà durante un&#8217;altra. L&#8217;Italia ha bisogno di una <strong>cambio di governance epocale</strong> che la ristrutturi brutalmente e coattivamente, improntando il rilancio del paese sulla meritocrazia e la polverizzazione dei vari conflitti di interesse, un cambio ed una svolta tamente radicale che a questo punto <strong>solo una dittatura può realizzare</strong>, nel bene e nel male, che piaccia oppure no. E adesso dopo questa ennesima mia presa di posizione avanti con le offese, gli insulti e le banalità da parte di italiani mediocri, ricolmi e boriosi di classismo sociale.</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1197&via=jacarta&text=TUTTO VERO TUTTO NERO&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>UNA RIVOLUZIONE DELLA MENTE</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 09:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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Eugenio Benetazzo Da mesi ormai sta aumentando in misura sempre più consistente il numero di email inviate da mamme preoccupate per il futuro professionale ed occupazionale dei loro figli, in particolar modo mi chiedono su quali corsi universitari o in quali paesi dovrebbero indirizzare la preparazione accademica per metterli nelle condizioni di poter avere più [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Da mesi ormai sta aumentando in misura sempre più consistente il numero di email inviate da mamme preoccupate per il futuro professionale ed occupazionale dei loro figli, in particolar modo mi chiedono su quali corsi universitari o in quali paesi dovrebbero indirizzare la preparazione accademica per metterli nelle condizioni di poter avere più chance possibili una volta completato il loro percorso di formazione scolastica. Ahimè proprio le loro ridondanti cure materne e <strong>la voglia di proteggerli dal nuovo </strong>che avanza rappresentano oggi le più aberranti attenzioni che si possano ricevere in procinto di indirizzarsi sul nuovo mondo del lavoro che verrà. Iniziamo con il decretare la fine per sempre dei percorsi di studio troppo canonici o convenzionali che un tempo si era abituati a intraprendere certi che i sacrifici sarebbero stati successivamente ben ricompensati.</p>
<div></div>
<div>Non so se ve ne siate accorti ma siamo in piena rivoluzione industriale, una parte della old economy nei paesi occidentali sta lentamente morendo ed assottigliandosi, mentre al contempo una new economy si sta ormai consolidando da tempo. Nell&#8217;immaginario popolare il termine <strong>new economy ha ancora un accezione negativa</strong> in quanto correlato allo sboom e flop delle quotazioni dei titoli azionari che agli inizi del nuovo millennio prima infiammarono i listini e subito dopo li purgarono. Siamo in piena rivoluzione in quanto stanno scomparendo lavori, professioni ed occupazioni che ormai sono obsoleti o medioevali in contrapposizione alla velocità con cui si sta muovendo tutta l&#8217;economia planetaria. Pensate <strong>ancora che abbia senso studiare per fare il geometra</strong>, il ragioniere o il perito industriale ? Pensate che una laurea in giurisprudenza vi apra le porte per il mercato del lavoro (a meno che vostro padre non abbia già uno studio notarile avviato) ? Pensate che in un paese come il nostro che esporta all&#8217;estero eccellenze ed intelligenze fuori dell&#8217;ordinario ed importa manodopera extracomunitaria generica priva di specializzazione, la risposta sia ancora pensare ad opportunità occupazionali tipiche della metà degli anni novanta ?</div>
<div></div>
<div>Il processo di trasformazione ed evoluzione che sta vivendo anche l&#8217;Italia a seguito della concorrenza di Cindonesia ci deve portare a rivedere completamente quelli che sono i driver occupazionali attesi per il futuro ormai imminente, chi non mette a fuoco queste priorità è destinato ad <strong>essere messo in quarantena occupazionale</strong>. Stanno scomparendo milioni di posti di lavoro “tradizionali e canonici” legati ad una economia ormai morente soprattutto di natura manifatturiera, che per quanto riusciremo a proteggere non sopravviveranno a lungo (tranne le cosiddette nicchie di eccellenza), tuttavia al tempo stesso stanno nascendo milioni di nuovi posti di lavoro su settori e ambiti “non convenzionali” in cui ancora oggi non si conoscono appieno le rispettive opportunità. <strong>Fermatevi solo a pensare</strong>: Skype, Google, Linkedin, Zynga, Booking, Twitter, YouTube, Facebook, Ebay, Paypal &amp; Company rappresentano tutte aziende che con il loro indotto stanno cambiando il nostro modo di comunicare, vendere, giocare, promuovere, conoscere, pagare, scrivere, leggere ed informare.</div>
<div></div>
<div>Aggiungiamoci oltre al software anche l&#8217;hardware con i tablet, gli smart phone e i netbook: siamo nel mezzo di una nuova rivoluzione industriale, una rivoluzione della mente. Proprio come ci ha ricordato Steve Jobs questo sta <strong>producendo e generando centinaia di nuove professioni</strong>, mestieri e lavori che dieci anni fa nemmeno esistevano e che oggi si possono intraprendere solo attraverso il “learning by doing” al posto dell&#8217;ormai superato “doing by knowing”. Sostanzialmente queste nuove opportunità professionali non le imparerete a scuola o all&#8217;università in quanto la classe docente attuale <strong>è mentalmente obsoleta </strong>per poter insegnare ciò di cui ha sentito solo parlare, ma li imparerete perchè ci metterete il muso dentro da soli. Io stesso ho imparato un mestiere 15 anni fa, quello del trader professionista, perchè il software e l&#8217;hardware (accesso alla banda larga) me lo hanno permesso, non di certo perchè l&#8217;università mi ha trasmesso le conoscenze o le opportunità a livello operativo.</div>
<div></div>
<div>Pertanto care mamme, fate attenzione adesso a tarpare le ali ai vostri ragazzi, obbligandoli a studiare per vostro vezzo architettura, giurisprudenza o pedagogia, in quanto se la vostra mente <strong>non percepisce il clima rivoluzionario</strong> che sta caratterizzando quest&#8217;epoca rischiereste di condannare vostro figlio ad una competizione tra poveri in mestieri e professioni che perderanno sempre più valore aggiunto e redditività. Insegnate loro non a cercare un lavoro, ma ad imparare una professione o un mestiere, ma questa volta fuori dai canoni tradizionali, puntando sulle dinamiche evolutive e la deindustrializzazione che stanno caratterizzando tutta l&#8217;economia occidentale. Una rivoluzione della mente potrà portare a nuovi orizzonti professionali ed imprenditoriali.</div>
<div>.</div>
<div></div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
</div>
<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1191&via=jacarta&text=UNA RIVOLUZIONE DELLA MENTE&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>A VOLTE RITORNANO</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 09:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1189"></g:plusone></div>
Eugenio Benetazzo Preparatevi perchè presto in molti rimpiangeranno Mario Monti &#38; Company: tutti i media nazionali sono occupati a commentare le nuove e probabili misure che ha varato e varerà l&#8217;attuale esecutivo, nessuno invece si sta concentrando su quanto stanno facendo dietro le quinte i vecchi leader della politica italiana, ormai deposti momentaneamente in cantina. [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Preparatevi perchè presto in molti rimpiangeranno Mario Monti &amp; Company: tutti i media nazionali sono occupati a commentare le nuove e probabili misure che ha varato e varerà l&#8217;attuale esecutivo, nessuno invece si sta concentrando su <strong>quanto stanno facendo dietro le quinte</strong> i vecchi leader della politica italiana, ormai deposti momentaneamente in cantina. Il piano ed il loro intento è infatti piuttosto comprensibile se ci pensate, Mario Monti è un attore di passaggio nella scena politica italiana (destinato tuttavia a lasciare il segno), i cui obiettivi professionali non sono certo la politica italiana, quanto piuttosto un premio Nobel all&#8217;Economia o una candidatura alla Presidenza della Repubblica. Tra un anno infatti la sua missione si esaurirà e a quel punto ecco pronto il Piano B (b come buffonata): far nascere una nuova Democrazia Cristiana intesa come <strong>nuova coalizione moderata e trasversale</strong>costituita da istanze separatiste provenienti tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra, con il fine non dichiarato di sbarazzarsi dei partiti minoritari.</p>
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<div>L&#8217;italiano medio infatti è di questo che si dovrebbe preoccupare, non tanto delle nuove tasse, delle riforme (obbligate) del mercato del lavoro, dello stato (indotto) di terrorismo fiscale che sta caratterizzando questo periodo, quanto piuttosto di <strong>quale futuro scenario politico erediteremo tra 12 mesi dopo la fase di commissariamento</strong> del Paese. Con che faccia, con che idee, con che propositi, con che istanze infatti si presenteranno davanti agli italiani i vari leader di partito per convincere la popolazione al nuovo passaggio di consegne. Dopo i primi trenta giorni del nuovo governo, in cui ogni italiano ha maledetto e  denigrato l&#8217;operato di Mario Monti (tasse, pensioni e risparmi), oggi a distanza di novanta giorni dal suo insediamento il sentiment popolare è inaspettatamente cambiato (se ne sono accorti proprio i partiti politici della vecchia guardia). La maggior parte della popolazione, proprio <strong>per vedere finalmente cambiare la nazione</strong>, adesso è disposta (duramente) ad accettare sacrifici e rinunce, sapendo che questo produrrà benefici nel medio lungo termine, in particolar modo per le generazioni più giovani con un paese si spera più snello e dinamico in grado di attrarre e invogliare nuovi investimenti.</div>
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<div>Mario Monti non è più il nemico del popolo come i primi giorni del suo mandato, anzi si inizia a percepire un sensibile mutamento dell&#8217;opinione pubblica, quasi un clima di speranza e fiducia rispetto alla rabbia e rassegnazione che prima si avvertiva in tutto il paese, consapevoli della strada <strong>a senso unico in cui ci aveva condotto una classe politica corrotta</strong>, mediocre ed incompetente. Certo una minoranza della popolazione continua a odiarlo, percependolo come il rappresentante dei poteri forti e dei banchieri anglosassoni (fatto pacifico), ma si dimentica che in Italia cambiare e trasformare la nazione significa eliminare trattamenti di favore e protezione per milioni di italiani (con rapporti mafiosi ovunque dal piccolo comune di periferia al grande gruppo industriale quotato in Borsa Italia). Pensate che nell&#8217;immaginario collettivo per trovare lavoro in questa paese <strong>serve ancora un protettore</strong>, un padrino, un galantuomo che sponsorizzi la candidatura. Un paese così si merita quanto sta accadendo ed il trattamento che qualcun altro gli ha pianificato.</div>
<div></div>
<div>Sapete, è ormai fuori dubbio che l&#8217;euro sia una delle principali cause della crisi del debito sovrano, in particolar modo i suoi <strong>scellerati rapporti di cambio</strong> con le precedenti divise nazionali hanno generato in oltre dieci anni notevoli scompensi soprattutto per i paesi periferici. All&#8217;epoca in cui si studiava e si pianificava a Bruxelles il percorso di convergenza e unione monetaria, <strong>ogni paese con gli attributi inviava a rappresentarlo</strong> i suoi migliori economisti, analisti, monetaristi al fine di ottenere i maggiori vantaggi possibili da questa nuova moneta, oltre che difendere la propria economia e le proprie aspettative future. Mentre noi italiani chi inviavamo ? I soliti politici mediocri di questo o quel partito <strong>completamente  digiuni di economia e problematiche del mercato del lavoro</strong>, ma sapienti conoscitori e fruitori delle tessere di partito a geometria variabile. Se avessimo spedito a rappresentarci tecnici ed economisti credibili ed autorevoli di certo oggi non ci troveremmo a maledire l&#8217;euro e le sue conseguenze. Continuo a ripeterlo, sin tanto che non si formerà una nuova classe dirigente per la finanza ed economia italiana, <strong>una classe apartitica ed apolitica</strong>, di Mario Monti e di altri come lui ce ne sarà sempre tanto bisogno.</div>
<div></div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
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<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1189&via=jacarta&text=A VOLTE RITORNANO&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>DURA LEX SED LEX</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 15:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Impresa & Fiscalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Predicatore Finanziario]]></category>
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		<description><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1186"></g:plusone></div>
Eugenio Benetazzo Sono anni che mi diverto a postare sulla mia fanpage di Facebook le foto che di volta in volta ho occasione di fare in compagnia del tal personaggio famoso di turno che incontro o che ho modo di conoscere nel corso di qualche conferenza o evento mediatico, in particolar modo non ha prezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display:inline;float:right;margin-left:1em"><g:plusone href="http://www.gepit.it/blog/?p=1186"></g:plusone></div>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Sono anni che mi diverto a postare sulla mia <a title="" href="http://www.facebook.com/followbenetazzo" target="_blank">fanpage </a>di Facebook le foto che di volta in volta ho occasione di fare in compagnia del tal personaggio famoso di turno che incontro o che ho modo di conoscere nel corso di qualche conferenza o evento mediatico, in particolar modo non ha prezzo leggere i <strong>commenti che lasciano</strong> i vari lettori ogni qualvolta ci sono leader o referenti della politica italiana. Nello specifico quando la foto mi ritrae con un esponente del centrodestra, allora ricevo messaggi di delusione o insulti da chi sostiene il centrosinistra. Viceversa il contrario. Il massimo lo da chi si disiscrive dalla fanpage o dal canale YouTube perchè ho fatto questa o quella esternazione riferita ad un movimento politico o a un concetto di pensiero economico. Il <strong>classismo sociale</strong> rappresenta ancora una sorta di piaga nazionale, forse la principale motivazione per cui questo paese difficilmente muterà il destino che lo attende.<br />
Il classismo sociale porta a denigrare sempre per assunto ideologico stereotipato la proposta o il pensiero della parte opposta. Non importa se un esponente del centrosinistra, del centrodestra, della lega o di un partito minoritario espongono una <a title="" href="http://www.youtube.com/watch?v=G7beXHOtv-4" target="_blank">proposta politica</a> di rilevanza e di lungimiranza, quest&#8217;ultima deve essere bocciata a monte proprio perchè proveniente da una forza politica avversa. Questo si evidenzia soprattutto durante una tavola rotonda con esponenti politici in cui è d&#8217;obbligo poter <strong>identificare l&#8217;appartenenza e militanza</strong> politica dell&#8217;interlocutore che ti sta di fronte, in modo da screditarlo richiamando tutte le nefandezze e insuccessi attribuibili al suo partito politico. Difficilmente invece si da spazio a chi non consente questa identificazione superficiale in quanto ritenuto impermeabile e <strong>difficile da gestire</strong>durante un confronto pubblico. In Italia la maggioranza della popolazione è classista e ci tiene ad esserlo.</p>
<div>Essere classista semplifica la vita, consente infatti di individuare velocemente amici o nemici nei confronti di argomenti e tematiche di natura economica, politica, religiosa e sociale. Il calcio insegna in questo: un interista non ammetterà mai che un giocatore del Milan è oggettivamente un fenomeno e un fuoriclasse (lo stesso vale anche al contrario). Chi ci perde in tutto questo è la <strong>popolazione che rinuncia a crescere per una dualità</strong> o scontro di fazioni o di classi assolutamente ormai aberrante e medioevale. Siamo tutti vittime e carnefici di questo scellerato costume nazionale. Recentemente mi è capitato di essere stato attaccato per aver ostentato il mio pensiero su parte dell&#8217;operato del nuovo premier italiano (lungi dal fare il suo avvocato difensore). Soprattutto su YouTube è iniziata la fiera della banalità e mediocrità: Benetazzo non parla più di sovranità monetaria, Benetazzo è stato comprato dai poteri forti, Benetazzo si è venduto ai banchieri.</div>
<div>Non mi sono venduto ai banchieri, ho solo avuto modo di intervistarli di recente, certo non tutti, solo alcuni amministratori di istituti di credito della mia regione, andando dalla grande banca popolare alla piccola banca di credito cooperativo. Questo lavoro mi ha permesso di rilevare e <strong>comprendere la effettiva dimensione del rischio finanziario</strong> che ha vissuto il nostro paese ed il suo sistema bancario durante la fine dello scorso anno. Hanno rischiato di soccombere l&#8217;intera infrastruttura di stato, i conti delle amministrazioni pubbliche, il pagamento delle pensioni, il funzionamento delle forniture degli ospedali, senza dimenticare la consistenza ed esistenza dei vostri risparmi depositati presso la tanto denigrata ed odiata banca. L&#8217;Italia doveva quanto prima <strong>spegnere l&#8217;incendio che stava divampando</strong> dopo il non casuale assedio ed attacco mediatico delle agenzie di rating, e questo doveva farlo nel giro di pochi giorni, pena il collasso e la tenuta dei conti pubblici a breve (congelamento delle pensioni, serrata bancaria o peggio polverizzazione dei risparmi). Ogni 100 punti base in più sul tanto agognato spread avrebbero pesato 25 miliardi di euro annui in più da raccogliere (non si sa, come e dove) con le finanziarie successive.</div>
<div>Oltre all&#8217;Italia veniva messa in discussione tutta l&#8217;Unione Europea con la sua diabolica creatura, la moneta unica. Mario Monti, <strong>imposto da un&#8217;oligarchia finanziaria</strong> con lo scopo di tutelare il regolare pagamento del debito pubblico e la ripresa delle quotazioni dei governativi italiani, ha permesso di spegnere l&#8217;incendio. Per salvare le banche e l&#8217;euro, c&#8217;è stato bisogno di un banchiere. Dura lex, sed lex: che vi piaccia oppure no, <strong>non vi era altra soluzione</strong> in quel momento da implementare in poco tempo. Chi avreste voluto infatti alla guida del Titanic Italia in quel momento ? Schettino &amp; Company ? Purtroppo oggi paghiamo il prezzo funereo di un classismo sociale sfrenato che per conflittualità ideologica nel tempo non ha prodotto e formato una classe finanziaria dirigente credibile e autorevole. L&#8217;Italia non è fatta per la democrazia, ma ha bisogno di un leader, un condottiero, un despota, è sempre stato così e sempre così sarà. Una persona <strong>che nel bene o nel male</strong> decida per tutti o nell&#8217;interesse di una parte del paese. Cosa di cui non essere fieri.</div>
<p>ho avuto modo di riguardare in vhs una vecchia commedia italiana girata negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta ed intitolata <a title="" href="http://www.youtube.com/watch?v=4Z98qYMeBoo" target="_blank">California Dreaming</a>, in cui i vari personaggi, interpretati da noti attori italiani, organizzavano un viaggio coast to coast per visitare, scoprire e conoscere la cultura e la movida americana. Inutile aggiungere che la meta finale doveva essere la tanto desiderata California, lo stato che per eccellenza  allora incarnava tutti i sogni ed aspettative di libertà, divertimento, appagamento e spensieratezza di vita. Sono passati ormai quasi 20 anni da quella pellicola, direi che oggi <strong>dovrebbero proporre un remake intitolandolo California Nightmare</strong>. Di certo lo stato amministrato da Sforzrnegger oggi ha ben poco di paradisiaco o difficilmente ti permette di vivere in un&#8217;atmosfera da sogno, senza pensieri, proiettati alla continua ricerca del divertimento che nel film in questione si percepisce.</p>
<div></div>
<div>Tristemente anche noi italiani abbiamo intrapreso la strada del cambiamento e della mutazione, in poco meno di un decennio di Bel Paese rimarrà ancora veramente poco di caratteristico: e questo rappresenta ciò di cui oggi bisogna essere pienamente consapevoli al fine di <strong>pianificare la propria vita</strong> ed il proprio futuro professionale o imprenditoriale. Non si tratta solo delle riforme strutturali messe in atto dal Governo Monti (per le quali si sta generando notevole tensione e conflittualità sociale), ma anche per la metamorfosi indotta che caratterizzerà il paese e contraddistinguerà le quattro diverse risorse sociali: rispettivamente, imprenditori, lavoratori, risparmiatori e studenti. Cerchiamo pertanto di analizzarle in sequenza: il mondo della piccola e media impresa (l&#8217;industria sta delocalizzando o si sta internazionalizzando quindi il tutto non la riguarda) andrà incontro prima ad un processo di <strong>rarefazione </strong>e successivamente di bipolarizzazione.</div>
<div></div>
<div>Questo significa che entro dieci anni in Italia scompariranno circa un quinto, se non oltre un quarto delle attuali partite iva, per l&#8217;alterarsi degli equilibri economici canonici del pianeta (concorrenza di prodotti e imprese di <strong>nuove aree continentali</strong>). A quel punto chi sarà rimastoà sul mercato sarà schiacciato o verso nicchie di eccellenza (il top di gamma) o verso produzioni massificate prive di valore aggiunto con prodotti poveri e anonimi: in buona sostanza scomparirà tutto quello che prima vi era in mezzo. Tanto per fare un esempio il mercato della calzatura sportiva sarà costituito o da <strong>ridondanti brand costosi</strong> oppure da marchi commerciali insignificanti di bassa qualità e dal costo contenuto. Inutile soffermarsi sulla moria di piccole aziende che scompariranno, si salverà chi punterà sula ricapitalizzazione attraverso partner esterni apportatori di nuovo capitale di rischio, abbandonando il plurimo indebitamento a breve con gli istituti di credito.</div>
<div></div>
<div>I lavoratori andranno invece incontro ad un lento e progressivo processo di americanizzazione, per cui se vali sei tutelato e ben pagato, mentre se sei un numero come tanti, non sei una risorsa strategica. Su questo punto gli italiani non sono ancora preparati psicologicamente: inutile fare commenti <strong>sull&#8217;escalation di conflittualità sociale</strong> attesa per i prossimi anni. Il vecchio modello basato su  lavoro sicuro, casa di proprietà e famiglia protetta potete sognarvelo: da cui il titolo di questo redazionale. Gli studenti invece dovranno puntare sulla <strong>jobsizzazione</strong>, termine che mi sono permesso di coniare visto il messaggio che ha veicolato il fondatore della Apple, Steve Jobs appunto, durante i suoi ultimi anni di vita. Per farla breve una parte della old economy sta morendo e con essa <strong>tanti posti di lavoro ormai obsoleti</strong>, i quali però vengono sostituiti con tantissime nuove professioni e opportunità occupazionali della new economy. Ad oggi non è detto che un percorso di formazione scolastica ed accademica canonico e tradizionale sia la buona ricetta per un inserimento nel mondo del lavoro. Per molti il futuro sarà rappresentato dalla Street University e non dalla Bocconi o dalla Stanford University..</div>
<div></div>
<div>Infine i risparmiatori italiani abituati per decenni a vivere sognando la serenità grazie ad investimenti un tempo “safe heaven” come il mattone o i titoli di stato. Anche per loro arriverà l&#8217;età degli incubi non potendo più puntare sulla certezza ma <strong>dovendo investire in volatilità, rischio e solvibilità</strong> (come avviene negli altri paesi). Il migliore investimento a riguardo che dovranno fare sarà quello in cultura finanziaria se non vorranno testare le gioie della sodomizzazione finanziaria. Non avrà più senso pertanto con un mercato del lavoro volatile e dinamico investire tutte le proprie risorse solo sulla prima casa in quanto oggi lavorerete a Roma e nei prossimi anni a Milano o peggio all&#8217;estero. Chi non si focalizzerà su questo, riprendendo a risparmiare per costruirsi un proprio capitale messo a rendita, vivrà da vecchio pensionato in uno stato di notevole insicurezza economica. Nel prossimo redazionale vedrò comunque di concentrarmi sull&#8217;ultima fascia sociale <strong>che pagherà maggiormente quanto sta accadendo</strong>, quella dei pensionati: ed è proprio per loro che sarà Italia Dreaming</div>
<div style="text-align: right;">Fonte: <a href="http://www.eugeniobenetazzo.com/" target="_blank">www.eugeniobenetazzo.com</a></div>
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<div style="float: right; margin-left: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http://www.gepit.it/blog/?p=1186&via=jacarta&text=DURA LEX SED LEX&related=Gepit Twitter:&lang=en&count=vertical" class="twitter-share-button">Tweet</a><script type="text/javascript" src="http://platform.twitter.com/widgets.js"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>ITALIA DREAMING</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 11:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jacarta</dc:creator>
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Eugenio Benetazzo Alcune sere fa ho avuto modo di riguardare in vhs una vecchia commedia italiana girata negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta ed intitolata California Dreaming, in cui i vari personaggi, interpretati da noti attori italiani, organizzavano un viaggio coast to coast per visitare, scoprire e conoscere la cultura e la movida [...]]]></description>
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<p id="attachment_953" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a href="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-953" title="Eugenio Benetazzo" src="http://www.gepit.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/eugeniobenetazzo-150x150.png" alt="Eugenio Benetazzo il primo ed unico predicatore finanziario in Italia" width="150" height="150" /></a>Eugenio Benetazzo</p>
<p>Alcune sere fa ho avuto modo di riguardare in vhs una vecchia commedia italiana girata negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta ed intitolata <a title="" href="http://www.youtube.com/watch?v=4Z98qYMeBoo" target="_blank">California Dreaming</a>, in cui i vari personaggi, interpretati da noti attori italiani, organizzavano un viaggio coast to coast per visitare, scoprire e conoscere la cultura e la movida americana. Inutile aggiungere che la meta finale doveva essere la tanto desiderata California, lo stato che per eccellenza  allora incarnava tutti i sogni ed aspettative di libertà, divertimento, appagamento e spensieratezza di vita. Sono passati ormai quasi 20 anni da quella pellicola, direi che oggi <strong>dovrebbero proporre un remake intitolandolo California Nightmare</strong>. Di certo lo stato amministrato da Sforzrnegger oggi ha ben poco di paradisiaco o difficilmente ti permette di vivere in un&#8217;atmosfera da sogno, senza pensieri, proiettati alla continua ricerca del divertimento che nel film in questione si percepisce.</p>
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<div>Tristemente anche noi italiani abbiamo intrapreso la strada del cambiamento e della mutazione, in poco meno di un decennio di Bel Paese rimarrà ancora veramente poco di caratteristico: e questo rappresenta ciò di cui oggi bisogna essere pienamente consapevoli al fine di <strong>pianificare la propria vita</strong> ed il proprio futuro professionale o imprenditoriale. Non si tratta solo delle riforme strutturali messe in atto dal Governo Monti (per le quali si sta generando notevole tensione e conflittualità sociale), ma anche per la metamorfosi indotta che caratterizzerà il paese e contraddistinguerà le quattro diverse risorse sociali: rispettivamente, imprenditori, lavoratori, risparmiatori e studenti. Cerchiamo pertanto di analizzarle in sequenza: il mondo della piccola e media impresa (l&#8217;industria sta delocalizzando o si sta internazionalizzando quindi il tutto non la riguarda) andrà incontro prima ad un processo di <strong>rarefazione </strong>e successivamente di bipolarizzazione.</div>
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<div>Questo significa che entro dieci anni in Italia scompariranno circa un quinto, se non oltre un quarto delle attuali partite iva, per l&#8217;alterarsi degli equilibri economici canonici del pianeta (concorrenza di prodotti e imprese di <strong>nuove aree continentali</strong>). A quel punto chi sarà rimastoà sul mercato sarà schiacciato o verso nicchie di eccellenza (il top di gamma) o verso produzioni massificate prive di valore aggiunto con prodotti poveri e anonimi: in buona sostanza scomparirà tutto quello che prima vi era in mezzo. Tanto per fare un esempio il mercato della calzatura sportiva sarà costituito o da <strong>ridondanti brand costosi</strong> oppure da marchi commerciali insignificanti di bassa qualità e dal costo contenuto. Inutile soffermarsi sulla moria di piccole aziende che scompariranno, si salverà chi punterà sula ricapitalizzazione attraverso partner esterni apportatori di nuovo capitale di rischio, abbandonando il plurimo indebitamento a breve con gli istituti di credito.</div>
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<div>I lavoratori andranno invece incontro ad un lento e progressivo processo di americanizzazione, per cui se vali sei tutelato e ben pagato, mentre se sei un numero come tanti, non sei una risorsa strategica. Su questo punto gli italiani non sono ancora preparati psicologicamente: inutile fare commenti <strong>sull&#8217;escalation di conflittualità sociale</strong> attesa per i prossimi anni. Il vecchio modello basato su  lavoro sicuro, casa di proprietà e famiglia protetta potete sognarvelo: da cui il titolo di questo redazionale. Gli studenti invece dovranno puntare sulla <strong>jobsizzazione</strong>, termine che mi sono permesso di coniare visto il messaggio che ha veicolato il fondatore della Apple, Steve Jobs appunto, durante i suoi ultimi anni di vita. Per farla breve una parte della old economy sta morendo e con essa <strong>tanti posti di lavoro ormai obsoleti</strong>, i quali però vengono sostituiti con tantissime nuove professioni e opportunità occupazionali della new economy. Ad oggi non è detto che un percorso di formazione scolastica ed accademica canonico e tradizionale sia la buona ricetta per un inserimento nel mondo del lavoro. Per molti il futuro sarà rappresentato dalla Street University e non dalla Bocconi o dalla Stanford University..</div>
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<div>Infine i risparmiatori italiani abituati per decenni a vivere sognando la serenità grazie ad investimenti un tempo “safe heaven” come il mattone o i titoli di stato. Anche per loro arriverà l&#8217;età degli incubi non potendo più puntare sulla certezza ma <strong>dovendo investire in volatilità, rischio e solvibilità</strong> (come avviene negli altri paesi). Il migliore investimento a riguardo che dovranno fare sarà quello in cultura finanziaria se non vorranno testare le gioie della sodomizzazione finanziaria. Non avrà più senso pertanto con un mercato del lavoro volatile e dinamico investire tutte le proprie risorse solo sulla prima casa in quanto oggi lavorerete a Roma e nei prossimi anni a Milano o peggio all&#8217;estero. Chi non si focalizzerà su questo, riprendendo a risparmiare per costruirsi un proprio capitale messo a rendita, vivrà da vecchio pensionato in uno stato di notevole insicurezza economica. Nel prossimo redazionale vedrò comunque di concentrarmi sull&#8217;ultima fascia sociale <strong>che pagherà maggiormente quanto sta accadendo</strong>, quella dei pensionati: ed è proprio per loro che sarà Italia Dreaming</div>
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