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Archivio per giugno, 2009

RFID su mobile dal 2010

Inviato da jacarta il 30 giugno 2009

RFID on Mobile

RFID on Mobile

Le tecnologie RFID potrebbero entrare nella produzione di dispositivi mobili a partire dal 2010. Il telefono come strumento di identificazione

Le tecnologie RFID, dopo aver promesso di rivoluzionare il panorama tecnologico nei processi industriali e nel mondo dei servizi, stanno cercato di trovare concreta applicazione e un solido ambito di utilizzo che ne permetta la diffusione con un buon ritorno sugli investimenti.

Secondo Hakan Djuphammar, vicepresidente Ericsson (da tempo impegnata a integrare tale tecnologia nel settore mobile), il consolidamento ufficiale dell’RFID potrebbe giungere proprio nel mercato dei device handheld come cellulari e smartphone.

Se ne è parlato al Business Innovation Forum : dal 2010 tutti i nuovi telefoni avranno a disposizione un chip RFID che funzionerà come tag e lettore.

Al di là dei tempi di realizzazione, la sfida rimane quella della messa in sicurezza dei chip e della protezione delle informazioni in essi contenute.

Questo perchè grazie all’RFID il normale telefono potrebbe presto dotarsi di funzionalità innovative, come quella di rappresentare uno strumento di pagamento.

Inoltre, la tecnologia potrebbe permettere di sfruttare il dispositivo come meccanismo di identificazione – ad esempio per aprire la portiera della propria auto o la porta di casa – oppure come biglietto elettronico per la partecipazione a eventi.

Le potenzialità sono significative e potrebbero aprire nuovi orizzonti di mercato “win-win” – conclude Djuphammar – nei quali, almeno inizialmente, tutte le parti coinvolte potrebbero ottenere ricavi e vantaggi.

Fonte: PMI.it – Alessandro Vinciarelli

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L'importanza di saper ascoltare all'epoca del Web 2.0

Inviato da jacarta il 29 giugno 2009

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Social networking che funziona

Inviato da jacarta il 29 giugno 2009

7 suggerimenti

Siti di social networking come Facebook, MySpace e Twitter mettono ogni giorno in contatto milioni di persone dagli interessi affini. Ma possono anche aiutare una piccola impresa a raggiungere i propri clienti?

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Social Network

Social Network

“I social network possono aiutare a promuovere un’azienda in due modi”, afferma Susan Barnes, professore e associate director presso il Rochester Institute of Technology’s Lab for Social Computing. “I clienti fedeli possono creare piccole reti e fare da testimonial per l’azienda, mentre i dipendenti possono condividere tra loro le informazioni tramite i social network”.

Oltre metà dei proprietari di piccole imprese ritiene che i servizi di social networking possano essere utili per il proprio business, in base a un’indagine del 2008 condotta da SurePayroll. E una società su cinque ha generato business grazie ai social media.

Qual è il fascino dei social network? Per prima cosa, non ci sono praticamente barriere in entrata.

“Facebook è gratuito, così come MySpace e LinkedIn”, dichiara Shaun Clancy, proprietario del Foley’s NY Pub & Restaurant, una Pmi di New York che sfrutta le potenzialità dei social network per raggiungere nuovi clienti. Per esempio, usa il suo account di Facebook per promuovere eventi speciali, come una serata a tema dedicata a Frank Sinatra. “Se qualcuno ci offre opportunità di marketing a costo zero, perché non approfittarne?”

(In effetti, nessun sito di social networking richiede una quota per registrarsi, sebbene alcuni, come LinkedIn, offrano servizi aggiuntivi a pagamento).

Un altro motivo da non trascurare: è dove si trovano i clienti. In base a un’analisi di MarketTools del 2008, 7 americani adulti su 10 visitano blog, comunità online o social network, e un terzo degli intervistati dichiara di visitare tali siti per leggere recensioni di prodotti che li aiutino nelle decisioni d’acquisto.

La promessa di questa tecnologia emergente è semplice. Citando il web strategist Lorrie Thomas, “le piccole imprese possono dominare il mercato se adottano il social networking come parte delle loro strategie di marketing”.

Ma come? Ecco alcuni consigli:

1. Scegli con attenzione il tuo social network. Ci sono dozzine di siti dove una Pmi può aprire un negozio. Scegli il tuo con attenzione. “LinkedIn è lo standard di riferimento per il business”, sostiene Joe Procopio, presidente di Intrepid Media, una società di consulenza di Chapel Hill, NC. La sua azienda lo utilizza per la ricerca di personale e per tenere sotto controllo l’andamento del mercato e dei competitor. Un’altra opzione per una Pmi è Facebook, che consente agli “amici” del tuo network di sapere a cosa stai lavorando e quali sono i tuoi interessi. “Facebook è una macchina di PR personale, ti permette di entrare in contatto con persone che non avresti mai potuto raggiungere da solo”, aggiunge Procopio.

2. Datti degli obiettivi realistici. Qualsiasi azienda che prova a partecipare a un social network sarà presto “sovraccaricata”. Un po’ di pianificazione è importante. “Conta la qualità, non la quantità”, dichiara Mary Ellen Tribby, coautrice del libro “Changing the Channel: 12 Easy Ways to Make Millions for Your Business”. Secondo Mary Ellen, avere un obiettivo chiaro è la chiave del successo in un social network. “Perché usi un social network? Per far parlare di te? Per creare una lista di contatti? Per vendere un prodotto? Per costruire relazioni? O per ricevere feedback?”. In base alla tua risposta, puoi impostare la corretta strategia per entrare in contatto con le persone giuste nel giusto social network.

3. Trova il tuo pubblico. Il segreto del social networking è nella segmentazione. Una volta che hai stabilito dove si trovano i tuoi clienti, dovrai probabilmente andare più a fondo per contattarli. Socializzano in una chat room generica o fanno parte di un gruppo specifico? Kel Kelly, della società di web marketing di Boston Kel & Partners, afferma che la ricerca potrebbe condurti vero altri social network più di nicchia. “Per esempio, se il tuo pubblico di riferimento sono le mamme, dovresti sfruttare siti come TheWiseMommy.com. Se vuoi raggiungere persone di età medio-alta, con un buon livello di istruzione, potresti indirizzarti verso siti come Gather.com. Infine, se ti rivolgi a clienti con elevata disponibilità economica, un sito come Spire.com farà al caso tuo”.

4. Comportati da bravo cittadino della rete. Entrare a far parte di un social network può anche non costare nulla, ma ci sono regole da seguire e un prezzo da pagare se non lo fai. Un social network non è semplicemente un altro strumento per diffondere comunicati stampa e annunci di nuovi prodotti. Il guru del social networking Shel Horowitz sostiene che i clienti che incontrerai online si aspettano che faccia effettivamente parte del network. “Sii collaborativo. Condividi informazioni e risorse, specialmente quelle che fanno leva sulle tue competenze specifiche”. Shel consiglia inoltre di postare sul network con regolarità, almeno alcune volte a settimana.

5. Apriti. Uno dei vantaggi del social networking è la facilità con cui si incontrano nuove persone. Mantenere una mente aperta è importante. “Quando ti registri in un qualsiasi social network, devi essere un open networker”, dichiara Jorge Olson, un esperto di social networking di San Diego nonché autore del libro “The Unselfish Guide to Self Promotion”. Quali sono i tratti distintivi di un open networker? È qualcuno che accetta gli inviti e diventa “amico” di chiunque. “Suona molto semplice, ma non lo è affatto” aggiunge. “Molte persone sono ancora spaventate dal networking, dal caricare le proprie foto o rendere disponibili i propri indirizzi email”. Bonus aggiuntivo: essere un open networker ti fa salire in considerazione presso gli altri networker esperti. Il risultato? Migliori contatti.

6. Ma senza esagerare. Tieni presente che le informazioni che condividi su un sito di networking pubblico saranno lette da tutti quelli che conosci. Anche se pensi che siano private (per esempio, se “proteggi” i tuoi aggiornamenti su Twitter, il sito di microblogging). “Anche se crei un profilo individuale su un network non business come Facebook, ricorda che colleghi e potenziali clienti potrebbero incappare nelle informazioni che hai postato”, afferma John Enright, vice presidente della società di sviluppo web LimeLabs. Pensaci due volte prima di condividere dettagli come il tuo orientamento politico, così come scherzi che “potrebbero sembrare totalmente appropriati tra amici, ma essere interpretati come offensivi o poco professionali da altre persone”.

7. Ascolta prima di parlare. È una tendenza naturale quella di collegarsi a un social network e di iniziare subito a diffondere il verbo sui propri prodotti e servizi. Ma è meglio fermarsi un attimo ad ascoltare, almeno all’inizio. “I proprietari di piccole imprese dovrebbero frequentare i blog e i forum del loro settore, in particolare gli influencer, per essere più consapevoli dei temi trattati nei social network di riferimento”, dichiara Clate Mask, chief executive di Infusionsoft, società di sviluppo web di Gilbert, Arizona. Quando è OK iniziare a parlare della propria azienda? Se partecipi attivamente al social network, ti verrà naturale. Spesso, un altro utente del network di farà una domanda sui tuoi prodotti. È un segno.

Con un po’ di pianificazione e ricerca, e imparando le regole del gioco, puoi dare nuovo slancio al tuo business con un social network. Ricorda: i social media sono diversi da qualsiasi altro mezzo di comunicazione. “È come intrattenere una conversazione con il tuo mercato”, afferma Alec Saunders, chief executive dell’azienda di social networking Iotum di Ottawa. “Ingaggiando i clienti 1-a-1 stabilisci delle conversazioni, che sono il punto di partenza del passa-parola. E il passa-parola è quello che vuoi”.

Pubblicato: giugno 2009

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Sms, mail, telefonate per anticipare i saldi – Così le griffe combattono la crisi

Inviato da jacarta il 29 giugno 2009

I saldi con preavviso via SMS, Mail, Fax

I saldi con preavviso via SMS, Mail, Fax

Roma, via Condotti, due giorni fa. I nerboruti ragazzi nero-vestiti che aprono la porta ai clienti di Dolce & Gabbana e Louis Vuitton si trasformano in butta-dentro. Prendono quasi per mano le clienti e sussurrano loro, all’orecchio: «I saldi all’interno sono già cominciati, vi conviene giocare d’anticipo». Fra quelle signore si ritrova per caso Maria Luisa Coppa, la presidente dell’Ascom di Torino che, fra sé e sé, rimugina: «Da noi non siamo ancora arrivati a tanto, la crisi c’è, d’accordo, ma abbiamo retto meglio». E poi Torino è Torino. E per farti confessare dal neo-direttore di Ferragamo che la nota maison fiorentina ha già bersagliato i clienti della boutique subalpina con un gentile invito ad approfittare dei saldi, «che vanno dal 20 al 50 per cento» con una buona settimana di anticipo, dal momento che le liquidazioni ufficiali cominceranno sabato 4 luglio. «Lo abbiamo sempre fatto» spiegano alla boutique di via Roma. Ma basta guardarsi intorno per capire che mai come quest’anno c’è bisogno di partire in anticipo con il ciclone-sconti: sandali top line ancora disponibili nei numeri 37 e 38, borse-cult scontate anche nelle tinte più classiche (quando gli anni scorsi si poteva al massimo ambire alla nuance verde piselli o a quel rosa shocking che puoi mettere una volta sola nella vita).

Sono i saldi al tempo della crisi, e siccome a Torino sono ligi, se dev’essere anticipo che lo sia almeno sottovoce, con un invito pergamenato, come quello che manda la boutique di Giorgio Armani di piazza Castello ed esibendo il quale i clienti più affezionati possono usufruire del mega-sconto del 40 per cento. Ed ecco che l’abituale clientela del lusso – che quest’anno secondo quanto rilevato dagli osservatori di Ascom e Camera di Commercio hanno lasciato che le vendite flettessero del 30 per cento – si avvicina finalmente all’impalpabile t-shirt tinta petrolio che da 230 euro viene venduta a 160, e magari si porta pure a casa la borsetta griglio perla plissettata a 480 euro anziché 700.

Si vende meno e ci si organizza, in attesa della grande svendita di sabato 4 luglio, con i mezzi più discreti possibili. Non dimentichiamo infatti che Torino è la città dove le clienti di Hermès chiedono di sostituire la mitica shopping bag arancio fluo con un anonimo sacchetto bianco per passare inosservati (c’è da chiedersi dove indosseranno mai quello che comprano: dal carré alle Kelly, tutto così maledettamente chic e riconoscibile…).

Fatto sta che, restando sempre nel filone «le cose a Torino si fanno, ma non si dicono» ieri mattina di fronte a Pucci (in Galleria San Federico) c’era una piccola ressa. Erano i clienti affezionati – tutti dotati di tessera – che erano stati preavvertiti dell’inizio in sordina dei saldi per pochi eletti. Ed ecco che raffinatissime signore, al piano superiore, costringevano mariti spazientiti ad osservare decine di prove-abito, dal pareo al vestito da cocktail. Tutti capi-opera d’arte scontati in anticipo fino al 30-40 per cento. Certo i prezzi di Pucci non sono quelli di Zara (una camicia veleggia come niente attorno ai 900 euro) ma il gusto del risparmio c’è anche per i più fortunati che non hanno il problema di arrivare alla quarta settimana.

Non ha avuto bisogno di contattare la propria clientela Bianca Borbonese, che gestisce la boutique di via Mercanti: «Le nostre clienti si fanno vive in anticipo senza bisogno di chiederglielo tramite messaggini – spiegava ieri – e quest’anno un po’ per tutti l’epoca dei saldi è diventato l’unico momento in cui si acquista a cuor leggero». Ed ecco che una borsa di Redwall può arrivare a un minimo di 150 euro, e le t-shirt sono scontate attorno agli 80 euro. Ma c’è da giurarci che fra gli oggetti più venduti ci saranno accessori pratici come il trolley.

Nessun bisogno di far pubblicità nemmeno nel maxi emporio del lusso San Carlo (nell’omonima piazza) perché come spiega la proprietaria Giorgina Siviero «posso fare uno sconto alla cliente più fedele, ma non offro sconti anticipati a tutti, perché altrimenti vorrebbe dire la morte del lusso». E sabato 4 luglio come andrà? Secondo la presidente dell’Ascom Coppa saranno vendite imponenti «perché la gente mai come quest’anno aspetta gli sconti per comprarsi qualcosa che non rappresenta più uno sfizio».

Fonte: LaStampa.it -  EMANUELA MINUCCI

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ParkSMS: un sms per pagare la sosta sulle strisce blu

Inviato da jacarta il 28 giugno 2009

Parcheggi con un semplice SMS

Parcheggi con un semplice SMS

E’ stato ufficialmente presentato ParkSMS (www.parksms.it), l’innovativo sistema dedicato a tutte le realtà, pubbliche e private, che gestiscono parcheggi a pagamento e hanno l’esigenza di offrire servizi che siano in linea con le rinnovate esigenze dei propri utenti.

Da oggi con ParkSMS gli automobilisti potranno pagare le soste anche inviando un semplice SMS, svincolandosi dalla disponibilità delle monete da inserire nel parchimetro e dall’esposizione degli scontrini che evidenziano l’avvenuto pagamento del par cheggio. Il sistema ParkSMS si occuperà di gestire tutte le operazioni contabili e di controllo, sia che esso avvenga tramite agenti verificatori per aree pubbliche, sia tramite sbarre meccaniche per parcheggio ad accesso controllato. Il sistema oltre alla gestione dei pagamenti tramite SMS, consente anche agli agenti verificatori di controllare il pagamento del parcheggio in tempo reale, mediante appositi palmari collegati con il centro servizi di gestione del sistema. La verifica avviene sempli cemente inse rendo il numero di targa nel palmare.

La flessibilità di ParkSMS, ne garantisce l’integrazione con tutti i software di gestione dell’ufficio di Polizia Municipale in dotazione, trasferendogli tutte le informazioni necessarie per attivare correttamente l’iter della pratica di violazione del codice della strada cosi come previsto dalla normativa vigente. Ogni infrazione conterrà i riferimenti dell’Agente addetto alla verifica che l’ha rilevata, la data, l’ora e il luogo dell’infrazione, gli strumenti utilizzati, gli estremi del veicolo (targa, modello, colore). Gli automobilisti da parte loro potranno pagare le soste sfruttando le infinite possibilità offerte dal sistema e scegliere di utilizzare il sistema di pagamento mediante domiciliazione bancaria, mediante carta di credito oppure mediante l’acquisto di ricariche (prepagato).

Informatica 2000 che ha progettato questo innovativo sistema di gestione, utilizzando le più evolute tecniche di programmazione ad oggi disponibili, non ha tralasciato problemi legati all’impatto sulla cittadinanza e alla conseguente comunicazione dell’iniziativa agli utenti automobilisti ed ha voluto dotare tutte le realtà che adotteranno il sistema di un apposito kit di comunicazione (manifesti, locandine, flyers, spot radio, vetrofanie, ecc. ) che possa informare con linguaggio diretto e adeguato l’attivazione e le potenzialità del nuovo servizio. Per maggiori dettagli sulle caratteristiche funzionali di ParkSMS, si consiglia di visitare il sito web www.parksms.it. Per dimostrazioni o visite a domicilio è possibile chiamare il numero verde 800 38 12 48 o inviare un email a marketing@i2000.it.

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Centro anticrimine informatico, oggi inaugurato presso il polo tuscolano del dipartimento della Pubblica Sicurezza, (C.n.a.i.p.i.c.)

Inviato da jacarta il 28 giugno 2009

Immagine Sicurezza informatica

Immagine Sicurezza informatica

Si chiama C.n.a.i.p.i.c. la struttura pensata per proteggere i centri vitali del Paese. Acqua, luce, gas, trasporto su strada, rotaia e aereo, saranno d’ora in poi al sicuro da attacchi informatici. Ci sono voluti quattro anni di preparativi, spesso ostacolati da problemi burocratici e logistici, ma ora il Centro anticrimini informatici per la protezione di infrastrutture critiche diventerà realtà con l’inaugurazione della sede di Cinecittà a Roma.

Alla cerimonia di questa mattina saranno presenti il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni e il capo della Polizia Antonio Manganelli. Interverranno inoltre i vertici delle principali società ed enti che gestiscono ed erogano, attraverso i loro sistemi informatici, i servizi strategici per lo svolgimento della vita del nostro sistema paese, quali energia, comunicazioni, trasporti, finanza.

Il C.n.a.i.p.i.c., pur essendo parte del complesso mondo della sicurezza informatica, assolverà a compiti prettamente di polizia. Le attività del centro, ha spiegato Antonello Novellino, il vice questore aggiunto della Polizia postale, consisteranno nel fornire “servizi di intelligence alle infrastrutture reputate di importanza nazionali, attraverso il monitoraggio dei siti, e la raccolta e analisi dei dati. L’obiettivo è essere presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per portare aiuto a queste infrastrutture in caso di attacchi”.

Oggi, infatti, i servizi essenziali – come acqua, luce gas, trasporto su strada, rotaia e aereo – sono erogati attraverso reti telematiche. E un attacco informatico, di matrice criminale o terroristica, diretto a colpire un singolo nodo della rete infrastrutturale, potenzialmente è in grado di azzerare l’intero sistema paese. L’idea di un centro per la protezione delle “infrastrutture critiche” era stata introdotta per la prima volta dal decreto legge 144/2005, il cosidetto “decreto Pisanu” antiterrorismo. Quali siano le strutture critiche da proteggere è stato stabilito, nel gennaio 2008, da un decreto del ministero dell’Interno.

Nell’ambito dell’area di protezione dello C.n.a.i.p.i.c. rientreranno ministeri, agenzie ed enti che operano nei settori dei rapporti internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, dell’energia, dell’ambiente, della salute; ma anche la Banca d’Italia e tutte le società partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni con più di 500mila abitanti che operano nelle comunicazioni, nei trasporti, nell’energia, nella salute e delle acque.

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Studio USA: il vento produrrebbe energia per tutta l'umanità

Inviato da jacarta il 28 giugno 2009

impianto eolico

impianto eolico

Da uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America) da Michael McElroy (docente della School of Engineering and Applied Sciences alla Harvard University di Boston), l’umanità potrebbe sopravvivere utilizzando solo l’energia eolica: basterebbe un efficiente sistema di pale sul territorio americano per coprire l’intero fabbisogno mondiale.

Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l’ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L’energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l’eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.

Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell’aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l’indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.

In Italia l’eolico, principale fonte rinnovabile, può dare un contributo alla diminuzione della dipendenza energetica dall’estero e all’aumento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, soprattutto per quanto riguarda il settore elettronico. Uno scenario alternativo deve puntare a rispettare gli impegni di Kyoto e ridurre la dipendenza energetica, promuovendo le misure di efficienza energetica, sfruttando l’elevato potenziale di riduzione dei consumi, puntare allo sviluppo delle fonti rinnovabili, all’uso del metano come combustibile di transizione, sostituendo il petrolio senza aumentare i consumi di carbone.

Questo permetterebbe un aumento dell’occupazione e il riorientamento di parte del sistema produttivo su tecnologie e risorse endogene. In questo senso il ricorso al nucleare, visti i problemi non risolti delle scorie radioattive, gli elevati costi e i lunghi tempi necessari alla realizzazione di un parco di centrali significativo, non è una soluzione praticabile. Occorre, invece, migliorare tutte le rinnovabili, di cui attualmente l’eolico rappresenta oggi l’unica grossa possibilità di aumentare l’energia elettrica prodotta dalle fonti rinnovabili, entro il decennio a venire.

L’unico limite è quello relativo a possibili impatti visivi nel caso di interventi non inseriti nel contesto paesaggistico e realizzati in assenza di linee guida e in aree non adatte. E’ necessaria, quindi, una rigorosa selezione dei siti utilizzabili in cui concentrare le pale eoliche. Infatti, il territorio occupato dalle torri è perfettamente utilizzabile ad altri fini (agricoltura, allevamento ecc…), e alla fine del ciclo produttivo dell’iniziativa tutte le strutture e infrastrutture eoliche sono eliminabili e il territorio si può ricondurre alle condizioni iniziali.

Fonte: Buonenotizie.it Domenico Margiotta

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Energie rinnovabili: in arrivo norme più snelle

Inviato da jacarta il 27 giugno 2009

Fonti RInnovabili

Fonti RInnovabili

A pochi giorni dalle pubblicazioni sulle potenzialità commerciali del Fotovoltaico e dalle denunce degli ostacoli burocratici, il Ministero dello Sviluppo economico ha preparato una bozza con le linee guida per l’autorizzazione unica degli impianti a fonti rinnovabili.

Il nuovo provvedimenti promette meno burocrazia e processi autorizzativi più snelli. Al momento in consultazione al vaglio degli operatori, dovrebbe essere a breve varata dal Governo.

Le associazioni di settore hanno tempo fino al 3 luglio per esprimere il proprio parere sul provvedimento (“Linee guida per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili”).

La bozza ruota attorno al principio dell’autorizzazione unica e del silenzio-assenso da parte di Regioni e Provincie interessate, per evitare intralci amministrativi pretestuosi.

Fino ad ora, infatti, costruzione ed esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, opere e infrastrutture connesse erano soggetti ad autorizzazione unica regionale o provinciale.

In seguito al nuovo provvedimento basterà invece una semplice dichiarazione di inizio attività (DIA), per poter realizzare impianti eolici fino a 60 kilowatt, fotovoltaici fino a 20 kW, idroelettrici fino a 100 kW, da biomasse fino a 200 kW e da gas di discarica e biogas fino a 250 kW.

Entro 15 giorni dalla presentazione dell’istanza, l’amministrazione competente dovrà comunque verificare la completezza della documentazione e comunicare al richiedente l’avvio del procedimento. Trascorso il termine senza che l’amministrazione abbia comunicato la improcedibilità, il procedimento si intenderà avviato.

Fonte: di Tullio Matteo Fanti online www.pmi.it

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