L'obbligo assicurativo, e quindi il pagamento Inail, scatta anche per gli addetti alla propaganda commerciale che utilizzano telefoni fissi, seppur in assenza di una connessione a centralini o a postazioni automatizzate […]
La recentissima seconda beta di Skype 5 alza la posta per quanto riguarda le videoconferenze multiutente offrendo la possibilità di chattare con ben 10 utenti in contemporanea […]
Il nuovo abbonamento Fibra 100 di Fastweb porterà ben presto Internet a 100 mega all'interno delle aziende e delle abitazioni già raggiunte dalla fibra ottica dell'azienda italiana di comunicazioni […]
Ripartono ad ottobre i corsi della Camera di Commercio per sostenere la nascita e il consolidamento delle Pmi mediante un adeguato processo di formazione, mentre crescono (+4%) le imprese del settore […]
Inversione di marcia per il tasso di riferimento per il credito agevolato nel mese di settembre, che arriva a quota 4,28%. Stabile quello comunitario e i tassi ad esso collegati […]
Oggi al via la nuova versione della firma digitale, con un maggiore grado di affidabilità. Sarà quindi necessario l'aggiornamento software tramite internet o la sostituzione della smart card […]
iOS 4.2 per iPad porterà con sé cartelle per gli applicativi, il tanto sospirato multitasking, supporto per le stampanti via Wi-Fi e la possibilità di visualizzare e condividere media tramite AirPlay […]
Entra in vigore oggi il nuovo Codice della proprietà industriale per la tutela di marchi e brevetti. L'obiettivo è di rendere coerente il quadro normativo, orientandosi verso la disciplina dell'Unione […]
L’organismo che gestisce i domini Web ha affidato ad un pool di super esperti di informatica i codici per ripristinare il funzionamento della Rete in caso di cyber attacco disastroso. A ciascuno un frammento della chiave segreta
Sette uomini, sette super esperti di informatica che entreranno in azione in caso di un super attacco hacker capace di mandare in tilt la Rete. Sono quelli a cui l’Icann ha consegnato il “codice segreto” con cui riattivare la Root Zone , il cuore del sistema Dns (Domain Name System) che collega ogni terminale a un indirizzo IP.
Il processo di ripristino si basa sull’adozione del nuovo protocollo Dnssec (Domain Name System Security Extensions), che segnala eventuali intrusioni nei Dns. In caso di cyber-attacco il sistema lancia un allarme, allertando i 7 “cavalieri” di Internet. Ai Recovery Key Share Holders – questo il nome dato ali membri del team di salvataggio -, sono date due identiche smart card con frammenti del codice segreto. Per far ripartire Internet serve l’utilizzo integrato e contemporaneo di almeno cinque delle carte date in dotazione.
Le chiavi della Rete sono state affidate a Bevil Wooding (Trinidad e Tobago), Dan Kaminsky (Stati Uniti), Jiankang Yao (Cina), Moussa Guebre (Burkina Faso), Norm Ritchie (Canada), Ondrej Sury (Repubblica Ceca) e Paul Kane (Regno Unito). Tutti vantando di una lunghissima esperienza nell’ambito dlell’informatica avanzata; come Kaminsky, noto per i suoi studi sull’avvelenamento di cache Dns e per aver rivelato lo scandalo del rootkit di Sony BMG nel 2005.
Fonte: Corrierecomunicazioni.it 29 luglio 2010 di Federica Meta
La PA affossa la ripresa economica: è la denuncia del Rapporto Assinform 2010. Mentre riprendono gli investimenti IT aziendali, le lacune hi-tech della PA compromettono la competitività del Sistema Paese
Innovazione Tecnologica
Pessimi i risultati ottenuti dall’Italia nel campo degli investimenti pubblici in innovazione tecnologica (ICT -1,5% e IT -5,4%, solo TLC +1,1%) a scapito di utenti e imprese: lo rivela il Rapporto Assinform 2010. Mentre le aziende tornano faticosamente a investire in IT, il gap tecnologico del Paese con il resto del mondo si allarga: ICT -4,2%, IT -8,1% e TLC -2,3%.
A fare sforzi sono solo le aziende: a fine marzo 2010 in Italia la spesa IT faceva registrare -2,9%, il 4% in più dello stesso periodo 2009 (-6,8%).
Ad investire in IT sono soprattutto le imprese manifatturiere e dei Servizi, in particolare quelle di medie dimensioni, che stanno cogliendo l’invito a credere nei nuovi progetti innovativi e servizi digitali come unico possibile motore dell’economia, a differenza della PA ancora in grave ritardo.
Tra le imprese, l’IT viene infatti visto sì come strumento per ridurre i costi aziendali, ma anche come investimento chiave per l’efficienza e lo sviluppo delle capacità di business delle imprese, grazie a progetti mirati.
I tagli dovuti alla crisi non hanno risparmiato il settore (-8,1% nel 2009), penalizzando soprattutto consulenti e lavoratori indipendenti, anche se Assinform ha rilevato che il 40% (contro il 19% del periodo precedente) dichiara un migliore andamento degli investimenti, con budget IT in crescita a +22%.
Nel 2009 il mercato IT ha segnato -9,5% per l’industria, -10,4% per le banche, -9,4% per il mercato consumer -6,2%, per i trasporti -7,7% e per la distribuzione e servizi -7,5%.
Il gap dell’Italia con il resto del mondo è frutto principalmente dell’arretratezza degli investimenti in IT della PA (-4,3%), penalizzando il Paese intero sul piano della competitività.
Fonte: Pmi.it – di Noemi Ricci martedì 25 maggio 2010
Open Identity eXchange è un progetto di collaborazione tra Google, PayPal, Verisign ed altri partner che metterà a disposizione della Pubblica Amministrazione Usa una piattaforma di certificazione dell’identità online
Ridurre le procedure di login, certificare l’identità, garantire la sicurezza degli account e dar così forma ad una procedura univoca per l’accesso ai servizi senza la necessità di una moltitudine di moduli da compilare con nome e password», è questo l’obiettivo di OIX (Open Identity Exchange), la nuova piattaforma di certificazione dell’identità online che sta nascendo grazie alla collaborazione tra Google, PayPal, Equifax, VeriSign, Verizon, CA, e Booz Allen Hamilton.
Il gruppo, che raccoglie anche i contributi di altri partner è organizzato come entità non-profit e si propone come referente per il Governo Usa che faccia incontrare le soluzioni delle imprese del settore con le necessità della Pubblica Amministrazione per le attività online.
In realtà esistono già alcuni meccanismi per risolvere il problema tecnico di utilizzare credenziali identificative su diversi siti web (OpenID su tutti), ma non sono ancora state fugate le perplessità circa il livello di sicurezza che questi sistemi garantirebbero.
OIX invece incontra i requisiti stabiliti dall’Identity, Credential, and Access Management (ICAM) del Trust Framework Provider Adoption Process (TFPAP) dell’amministrazione USA.
La piattaforma inoltre potrebbe essere estesa, in maniera molto semplice, alle altre PA digitali. Tale facilitazione è favorita dal fatto che il progetto non è affatto chiuso (si chiama appunto “Open”) o localizzato, ma anzi si gioverebbe della partecipazione di altri partner mondiali che volessero dare il proprio contributo.
Microsoft, ad esempio, ha già espresso la non ostilità al board OIX, mettendo da parte la rivalità storica con Google e prospettando un ingresso futuro nel progetto.
Fonte: PubblicaAmministrazione.net – Lorenzo Gennari
Nella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture
Già nel 1996 la Commissione Europea, in “Living and Working in the Information Society – People First”, aveva sottolineato che nella nuova società dell’informazione in cui oggi stiamo vivendo è essenziale il ruolo svolto dal capitale umano assai più che la disponibilità delle infrastrutture.
Il Ministro Brunetta, a pag.97 di “Rivoluzione in Corso”, concorda pienamente con questa visione: «Innovare non significa procedere all’acquisto di macchinari, prevalentemente informatici, da mettere al servizio delle cose che già si fanno per continuare a farle sempre nello stesso modo. L’innovazione non è solo il servizio che la tecnologia rende a quanti sono addetti alla produzione, anzi, nel campo dei servizi e quindi della PA il soggetto principale dell’innovazione è il servizio stesso. E la testa di chi lo fornisce». Ne consegue che l’attenzione va alla formazione sia per chi è in cerca di occupazione, ma anche per chi è occupato e rischia di diventare “obsoleto” nonostante le qualifiche possedute.
Danzinger, Jenning e Park (in “ICT Training; Center for research on ICT and Organizations” del 1999) sostengono che l’aumento della produttività è in funzione dell’uso che le persone fanno degli strumenti informatici. A questo punto abbiamo gli elementi logici necessari per approfondire la catena: INNOVAZIONE — FORMAZIONE — PRODUTTIVITA’ — SVILUPPO ECONOMICO.
AICA ed SDA Bocconi hanno preso in considerazione la PA centrale per verificare i costi che l’ignoranza informatica dei dipendenti determina in termini di produttività mancata. Uno studio decisamente interessante e fondamentale per conoscere le cifre sul campo. Il punto iniziale da cui dobbiamo partire è sempre l’INNOVAZIONE che si qualifica tale se la spesa che la genera non determina ulteriore spesa, ma risparmi e aumento della produttività. Ma affinchè questo sia possibile è che chi decide di spendere conosca il processo lavorativo della PA e abbia una strategia di cambiamento adeguata.
Nella PA il rapporto tra computer installati e dipendenti informatizzabili è di 1,3. Dall’indagine di AICA-SDA emerge che il 51% degli impiegati pubblici passa più del 60% del proprio tempo lavorativo a contatto con un computer. Inoltre, il 14% della forza lavoro trascorre più dell’80% del proprio tempo lavorativo sul computer. La media generale si attesta al 61% del tempo trascorso al PC.
Per tradurre in valore il costo della improduttività durante il lavoro con il computer occorre conoscere che, secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, il costo annuale medio di un dipendente della PA centrale ammonta a 45.000 € l’anno. Poichè i dipendenti pubblici risultano perdere circa 1 ora e 10 minuti alla settimana, corrispondente al 3,2% del tempo lavorativo settimanale di 36 h, il valore annuale di perdita ammonta a 1.439 € annui per dipendente. Più nello specifico, il costo dell’ignoranza corrisponde ad una parte del tempo perso al PC(35%). Si tratta infatti della non conoscenza degli strumenti e dell’help dato ai colleghi in difficoltà che in valore ammontano a 504 € annui per dipendente.
Ovviamente, in termini globali le cifre sono da capogiro: accettando la definizione di PA centrale fornita dal CNIPA (vedi la “Relazione annuale sullo stato dell’ICT nella Pubblica Amministrazione Centrale 2008″) il costo si avvicina a 280 milioni di € annui. Come il CNIPA dichiara nel Rapporto 2008 (p.56): «Le postazioni di lavoro disponibili (desktop in uso ai dipendenti, desktop in uso all’esterno e portatili) sono complessivamente circa 600mila, con un lieve incremento (+25.000) rispetto al 2007. In particolare, cresce dell’5,3% il numero di personal computer desktop in uso ai dipendenti con una crescita del 7,5% per le amministrazioni centrali, mentre il dato è in calo del 5,8% per gli enti». La conclusione non può che essere la seguente: occorre investire in formazione piuttosto che in infrastruttura (ovviamente senza dimenticare il problema dell’obsolescenza).
Nelle indagini condotte da AICA-SDA su imprese industriali, nel settore sanitario e in quello bancario, emerge una relazione di causa-effetto tra formazione informatica ed aumento di produttività da una parte e riduzione dei costi dovuti all’ignoranza informatica. Per quanto attiene al settore pubblico, AICA-SDA individuano nell’indagine una riduzione media del tempo di lavoro in seguito alla frequenza di Corsi di formazione ECDL del 5%. Di converso, si tratta di un aumento di produttività del 5% che, sulla base del costo medio di un dipendente pubblico, può essere valorizzata in 1374 € l’anno per addetto. Estrapolando al sistema PA la cifra diventa decisamente importante: 715 milioni di euro sulla base della definzione di PA del CNIPA.
A fronte di questo incremento di produttività occorre considerazione la riduzione del livello di ignoranza che, come abbiamo suindicato, era valorizzabile in 504 € in termini di costo. Dopo la frequenza ai Corsi di formazione è possibile riscontrare una riduzione pari a 146 €. Il totale beneficio ammonta pertanto a 1374 + 146 = 1500 € annui per dipendente. Per il calcolo del ROI (Return on investment) dobbiamo rapportare la cifra di 1500 (che posssiamo estendere in un triennio) al costo una tantum per dipendente del corso di formazione: ( 1500 x 3 ) / 300 = 15. In sostanza il 1500%!
Il ritorno economico dell’investimento in formazione è evidente ed indica una priorità nell’azione di chi deve stabilire la strategia della “Rivoluzione in corso”.
La guerra dei browser non è mai stata tanto rovente come in questo periodo. Nel giro di pochi mesi, infatti, si sono avvicendati i rilasci di Internet Explorer 8, Safari 4, Google Chrome 2.0 e, poco più di una settimana fa, Firefox 3.5. Della nuova generazione di browser farà presto parte anche Opera 10, attualmente in avanzata fase di beta testing.
È dunque più che mai interessante dare uno sguardo alle ultime statistiche di diffusione dei software di navigazione web, sia per verificarne l’attuale posizione sul mercato sia per osservare con quanta velocità gli utenti aggiornano i rispettivi browser.
Secondo i dati preliminari di giugno 2008 divulgati ai media da Net Applications, e di prossima pubblicazione qui, Internet Explorer ha una quota di mercato globale del 65,6 per cento contro il 68,2 di fine 2008. Firefox segue con una quota del 22,1, guadagnando 1,2 punti percentuali. Crescita analoga anche per Safari, che passa dal 7,8 al 9 per cento, e per Chrome, che dall’1 si assesta al 2 per cento.
Sebbene Firefox 3.5 abbia già superato, per diffusione, il suo più giovane rivale Chrome, Net Applications fa notare che Firefox si trova ormai da diversi mesi in una posizione di stallo: negli ultimi sei mesi il browser di Mozilla è cresciuto di appena un punto percentuale, e rispetto a tre mesi fa, quando registrava una quota del 22,44 per cento, ha persino perso qualcosina.
Più o meno stabile anche la posizione del leader di mercato, Internet Explorer, segno che IE8 sta assolvendo al suo compito: arginare “la fuga” di utenti e dare a Microsoft il tempo di concepire un browser completamente nuovo per l’era del cloud computing.
Tra i browser a maggior crescita c’è Safari, che il 4 luglio ha fatto registrare un picco di oltre il 12 per cento grazie soprattutto ai download della nuova versione 4.0, a cui hanno già migrato più della metà dei suoi utenti. I numeri indicano infine che Chrome ha oggi fra i 15 e i 20 milioni di utenti regolari.
Vale sempre la pena ricordare che le statistiche di diffusione dei browser possono variare anche notevolmente da un paese o da un continente all’altro. Dati più mirati, in tal senso, li fornisce StatCounter, che permette di osservare le quote e i trend di mercato dei vari browser (anche mobili) per zona geografica e con differenti finestre temporali. La classifica europea di questo primo scorcio di luglio mostra un testa a testa tra IE e Firefox, con il primo al 46,3 e il secondo al 40 per cento. Seguono Opera con il 7, Chrome con il 2,9 e Safari con il 2,8 per cento. Dati molto diversi da quelli del Nord America, dove IE detiene ancora saldamente la leadership con il 56 per cento e Firefox si posiziona al 32.
Fote: Punto-Informatico.it
Situazione attuale diffusione dei browser in Italia
Uno studio, voluto dalla IX commissione permanente della Camera e presentato al Forum PA, ha evidenziato la scarsa attrazione degli italiani per il web. Molti hanno un pc ma meno della metà naviga in rete
Oltre i tre quarti degli italiani ha un pc, ma poco più della metà lo usa per navigare su internet. È questo il quadro della situazione nel nostro paese, emerso da un’indagine conoscitiva commissionata dalla IX commissione permanente della Camera dei deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) e svolta dall’istituto Mides. I risultati, presentati al Forum Pa durante il convegno “Il futuro della rete“, mostrano che il 73,7% degli italiani ha il pc in casa, ma solo il 41,5% usa internet.
Lo studio ha delineato anche l’identikit di chi non naviga sul web: donna, oltre 50 anni, con titolo di studio elementare o di scuola media inferiore, casalinga o pensionata o coppia senza figli che vive in famiglia. Inoltre, il 18,8% dei 2.400 intervistati si dichiara non interessato a utilizzare internet.
E nella PA? Nonostante il numero di sevizi pubblici online a disposizione dei cittadini sia cresciuto, è ancora molto bassa (20,6%) la percentuale di coloro che ne usufruiscono: fra questi il 24% è rimasto molto soddisfatto, il 65,4% abbastanza soddisfatto, mentre l’8,9% lo è stato poco e l’1,6% per niente. Chi non li utilizza spiega di non essere abituato a farlo (47,7%), oppure di preferire il contatto diretto (31,6%), di non fidarsi (7,6%), di averci provato ma di non esserci riuscito (5,5%). Altro dato significativo: paga le bollette online solo il 2,1% degli intervistati.
E gli utilizzatori abituali? Chi utilizza internet (58,5%) lo fa quasi tutti i giorni, soprattutto da casa e utilizzando una connessione adsl (84,5%), per cercare informazioni e utilizzare la posta elettronica. In particolare, agli italiani piace accedere facilmente ad informazioni di proprio interesse (15,5%), parlare e vedere amici e parenti lontani gratis (9%), leggere e scaricare giornali, news (8,6%), organizzare viaggi, acquistare biglietti del treno o aereo (6,4%). Tendenzialmente il navigatore web tipo è maschio, sotto i 50 anni, con diploma o laurea, o impiegati o studenti, o coppia con figli. Fra chi ancora non ha il pc (26,3%), la maggior parte (82,2%) non lo comprerebbe e comunque, anche se lo avesse, probabilmente non navigherebbe sul web (74,2%).